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IO PRETENDO DIGNITÀ
LINEE GUIDA E SCOPI DEL "MOVIMENTO RINNOVAMENTO DEMOCRATICO" Stampa l'articolo
Scritto da Michele Lastilla   
Giovedì 14 Gennaio 2010 14:27
Abbiamo deciso di compiere un tentativo dal risultato fortemente incognito.

Si vuol tentare, a seguito di un dibattito iniziato nell'estate del 2008, intorno alla situazione dei ciechi, dei disabili in generale, sulla efficacia o meno delle associazioni di rappresentare, tutelare e promuovere i diritti dei soci in ogni sede istituzionale e privata.
Io sarei contento se anche altri si unissero a questo gruppo di amici, per dibattere e promuovere iniziative utili al fine di contribuire al riconoscimento, al rispetto, alla promozione dei diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie.

Io sono stato scelto dagli amici quale coordinatore del gruppo. Il coordinatore non è un capo, nè persona che con la imposizione delle proprie idee pretende di trascinare gli altri a rimorchio verso quanto gli frulla in testa.
Però, il coordinatore ha il diritto di partecipare alla discussione, di avanzare proposte, di elaborarle. Insomma, ha gli stessi diritti di tutti i partecipanti e dà, come tutti, il proprio contributo, che offre alla discussione degli altri, alla condivisione o alla bocciatura di quanto egli propone.

La qualità principale di un coordinatore, secondo me, è quella di praticare la democrazia, il rispetto delle idee di tutti quando queste sono poste in modo civile e democratico, di portare ordine nella discussione evitando di procedere a zig zag a danno della efficacia del dibattito e degli obbiettivi che ci si propone di raggiungere.

Non è un compito facile ma cercherò di svolgerlo al meglio.
Poi sarà il gruppo a confermarmi in questo incarico o a sostituirmi con altra persona.

Ho già in passato, insieme ad altri amici, partecipato, purtroppo invano, ad altri tentativi del genere. Dal lontano 1968 che si è cercato di far capire alla associazione maggiormente rappresentativa e diffusa fra i ciechi, la necessità di rinnovarsi democraticamente, di tutelare i diritti civili degli iscritti e, soprattutto, di saperne proporre altri in sintonia con i tempi e le rapide trasformazioni della società.
Per noi il progresso sociale e la innovazione non ha sempre significato miglioramento della qualità della nostra vita. A volte le innovazioni e le trasformazioni sociali hanno rappresentato nuovi problemi.
Oggi, più di ieri, riteniamo che la associazione più grossa dei ciechi, le altre che sono nate nel tempo da scissioni, le associazioni pro ciechi, quelle che non sono composte da ciechi ma da persone che si propongono di operare in favore dei disabili visivi, assai spesso non hanno saputo fornire risposte in sintonia con i cambiamenti profondi della società, arroccandosi in difesa di interessi reali ma non più unici.
Noi riconosciamo il valore del ruolo storico della associazione più diffusa, ma riteniamo che, se un tempo era sufficiente difendere il diritto alla pensione, al lavoro, alla istruzione, bastioni fondamentali alla emancipazione reale dei ciechi, oggi non ci si può più fermare unicamente a queste perchè altre esigenze si sono presentate col trascorrere dei decenni.
Non siamo più negli anni della dittatura fascista, ma altro modo di comportamento e di azione esige la società democratica di  oggi.

Bene, le associazioni non hanno dimostrato di sapersi rinnovare, di saper praticare l'esercizio della democrazia; non hanno saputo garantire il diritto sacrosanto dei soci alla partecipazione democratica, al governo della associazione, finendo, così, con l'arroccarsi su posizioni fortemente conservatrici e retrograde.
A volte sfoderano un atteggiamento davvero arrogante, sfrontato e di supponenza nei confronti degli iscritti, al punto tale da ignorarli al momento delle decisioni, quando si conferiscono incarichi e all'atto della assunzione del personale, giungendo al punto da praticare un vero e proprio nepotismo.
Queste associazioni, insomma, non hanno saputo garantire uno spazio democratico per tutti i soci.

Noi, il nostro compito, il compito del movimento che intendiamo costituire, non è quello di sostituire una associazione con un'altra. Non è questo il problema.
Il movimento si propone di promuovere e svolgere iniziative per la tutela e la promozione dei diritti civili dei disabili visivi e per ottenere risposte adeguate ai bisogni che derivano anche dal rapido mutamento della società, non sempre amichevole con noi.

Il movimento intende offrire un contributo operativo e critico con funzioni anche di denuncia di carenze, di abusi, di inadempienze, di comportamenti antidemocratici e lesivi della dignità della persona.

Esso si propone di stimolare, promuovere con opportune iniziative, le associazioni già esistenti e operare per il rispetto, la tutela, la promozione dei nostri diritti civili. Deve saper elaborare proposte per ottenere il riconoscimento di esigenze che sono di oggi oltre quelle di ieri. Soprattutto, il movimento deve essere un organismo di lotta democratica contro ogni forma di abuso e di sopruso da parte delle associazioni e rompere la gestione monopolistica dall'alto dei nostri interessi.
Insomma, se le associazioni fino ad oggi hanno ritenuto di aver ricevuto da Dio il diritto di rappresentare i nostri interessi, queste associazioni devono sapere che così non è e che il diritto a rappresentare le nostre istanze deve venire da noi e che, soprattutto, devono saperselo conquistare rispettando ogni singolo socio, le sue esigenze e quelle delle loro famiglie.
Le associazioni devono convincersi che non hanno ricevuto il compito di rappresentanza per diritto divino.

Questo cari amici sarà il nocciolo durissimo della questione che sta a noi picconare e frantumare. È finita l'epoca in cui si decide nelle stanze fra compari ed amici di fiducia. È finito il tempo in cui si distribuiscono incarichi per cooptazione: io ti chiamo qui perchè mi fido di te, tu mi chiami quell'altro lì perchè tu ti fidi di lui.

Non si comprende perchè la trasparenza degli atti, delle decisioni, è cosa che deve riguardare tutti tranne che quelle associazioni, che devono finalmente comprendere che loro esistono grazie alle persone con disabilità e non viceversa.

Questo sarà il compito più duro per noi e su questo deve esserci una lotta durissima con l'impiego di tutti gli strumenti democratici a nostra disposizione.

Come vedete, la lotta non è contro questo o quel dirigente. Il problema non è sostituire quello con quell'altro. Questo avverrà
all'interno delle associazioni.
Certo, se si è a conoscenza di comportamenti lesivi dei disabili, di atti illeciti, saremo pronti anche a sporre denunce agli organi competenti.
La elezione dei dirigenti è cosa che riguarda i soci delle associazioni e ne porteranno la responsabilità delle loro scelte.
Noi dobbiamo lottare contro il comportamento e il modo antidemocratico, autoritario e dispotico di gestire le associazioni. Noi dobbiamo lottare contro iniziative che fossero prese a nome nostro, persone con disabilità, su di noi e senza di noi.

Per questo il nostro movimento si chiama RINNOVAMENTO DEMOCRATICO.

Spesso, per autofinanziarsi queste associazioni mettono in campo iniziative che stridono fortemente con il diritto alla reale integrazione sociale e con il principio della emancipazione delle persone con disabilità e col principio di uguaglianza di tutti i cittadini.
Non possiamo reclamare il rispetto delle pari opportunità e poi farci trattare da umani appartenenti ad una sottospecie dell'umanità.
Non dobbiamo confondere i nostri diritti, le nostre esigenze derivanti dalla nostra condizione di disabili con i privilegi.
Faccio un esempio concreto. Se si vuol installare un semaforo per attraversare una piazza a grande traffico, si deve pretendere che l'attraversamento sia reso accessibile anche ai disabili. Bene: questa, come è ovvio, non è una richiesta di privilegio.

Un'ultima cosa, per il momento.
Il movimento RINNOVAMENTO DEMOCRATICO è aperto a tutti: persone con disabilità, loro famiglie, cittadini con essi solidali che intendono operare con esso.
Gli aderenti possono essere non iscritti ad alcuna associazione o appartenere ad associazioni al cui interno possano portare le istanze anche del movimento. Insomma, non possiamo, proprio perchè democratici, vietare a chichessia di far parte di associazioni.
Ovvio che dal movimento verrà espulso senza mezzi termini chi si comporta in modo facinoroso, chi fa per abitudine il provocatore, chi non rispetta gli aderenti al movimento, chi offende persone assenti, chi fomenta disordine, chi, col suo comportamento, opera contro di esso .
Ma la libertà di appartenenza ad associazioni non deve essere cosa che deve riguardarci.

Il movimento ha assunto il nome di:

RINNOVAMENTO DEMOCRATICO
movimento disabili, loro famiglie, cittadini solidali, per i diritti, le pari opportunità, per il rinnovamento e la democrazia.

PER ADERIRE

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Il coordinatore: Michele Lastilla