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Amnesty International 
IO PRETENDO DIGNITÀ
E se ci nutrissimo di passione civile? Stampa l'articolo
Scritto da Tiziana   
Martedì 11 Maggio 2010 22:19
Cari amici,
quanto scrive Michele mi trova totalmente d'accordo.
Come non condividere che la politica dall'avvento del berlusconismo ha al centro solo il mercato, gli interessi personali e non i bisogni degli italiani e delle persone con disabilità?
Come non essere d'accordo che i nostri bisogni sono ignorati, le nostre conquiste cancellate, i nostri diritti negati?
Come non essere d'accordo che le organizzazioni di tutela e di rappresentanza dei lavoratori, comprese quelle dei disabili, sono ridotte alla impotenza perchè ormai del tutto inadeguate?
Quello che ha scritto Michele mi fa venire in mente gli slogans che ho sentito alla manifestazione svoltasi a Roma sul diritto allo studio degli alunni con disabilità.
Come non riconoscere che è urgente cambiare anche il nostro modo di rappresentare e rivendicare i nostri bisogni e non usare forme di lotta più incisive come quelle richiamate da Michele?

Come non condividere che la politica italiana condanna i nostri ragazzi a non avere insegnanti di sostegno specializzati, a non avere la continuità didattica, a non avere docenti preparati?
Come non condividere che la politica ci condanna ad avere barriere architettoniche, culturali, percettive e di ogni tipo che ci impediscono la mobilità e la inclusione sociale?
La politica ci condanna a non avere città accessibili.
La politica ci condanna a non avere una vita indipendente, la politica ci condanna a non avere un servizio civile di volontari in numero sufficiente a garantirlo a tutti i disabili gravi.
La politica ci condanna ad essere disoccupati.
La politica ci condanna a vivere da emarginati.
La politica, insomma, ci condanna ad essere dimenticati.

Vi chiedo: possiamo accettare di essere respinti indietro anche rispetto a quanto avevamo fino a qualche anno fa?
Possiamo assistere inerti e rassegnati allo scempio dei nostri diritti?
Possiamo consentire che per esigenze economiche si assesti il bilancio statale tagliando su di noi piuttosto che sulle pensioni d'oro, sui lauti stipendi dei manager, sulle liquidazioni di platino, sulle migliaia di auto blu?
Possiamo assistere all'indegno spettacolo di politici e funzionari corrotti e corruttori che si arricchiscono a nostro danno, a danno dei disoccupati, dei giovani senza lavoro, dei disabili che vivono con una pensione di 200 euro?
Non credo proprio.
Per questo ritengo che il cambio di passo indicato da Michele è davvero urgente e che la nostra protesta deve essere diretta e ci deve vedere protagonisti in prima persona, civile ma forte e diversa rispetto al tradizionale modo di fare delle associazioni storiche dei disabili che sembrano ormai imbrigliate nelle sabbie mobili e ferme a 50 anni fa.

Invito tutti a rafforzare il movimento e a nutrirci davvero di passione civile in grado di farci divenire protagonisti del nostro riscatto sociale.

Infine:
In nome della Politica Italiana, ti condanno ad essere dimenticato.
E, dunque, a non esserci più.