Home
Amnesty International 
IO PRETENDO DIGNITÀ
Prepensionamento, altra occasione mancata? Stampa l'articolo
Scritto da Administrator   
Martedì 01 Giugno 2010 09:18
Prepensionamento per i familiari, "legge vecchia, ingiusta e inefficace"

L'analisi di Chiara Saraceno: non si favorisce la conciliazione fra cura e lavoro, si scarica sulle famiglie l'onere di cura, si introduce una disparità di trattamento fra settore pubblico e privato. "Dilettanti allo sbaraglio sulla non autosufficienza"

ROMA. "Vecchia, ingiusta e inefficace": la proposta di legge sul prepensionamento dei familiari di disabili gravi approvata all'unanimità dalla Camera nei giorni scorsi e attesa ora al Senato per l'approvazione definitiva - scarica sulle famiglie l'onere del lavoro di cura e non riesce ad affrontare come dovrebbe il tema della conciliazione fra la cura dei familiari e il lavoro remunerato. Così Chiara Saraceno, già professore ordinario di sociologia della famiglia all'università di Torino e ora professore di ricerca a Berlino, boccia senza mezzi termini la soluzione legislativa scelta per venire incontro alle esigenze di quelle famiglie nelle quali si trovi una persona con disabilità grave e gravissima. 
In un articolo pubblicato da Lavoce.info l'ex presidente della Commissione di indagine sull'esclusione sociale spiega che il testo affronta "due temi finora trascurati nel nostro sistema di welfare: le necessità di cura delle persone non autosufficienti e la conciliazione con il lavoro remunerato". Purtroppo però lo fa scegliendo uno strumento, il pre-pensionamento, che "favorisce l'uscita dal mercato del lavoro e non la conciliazione", e che peraltro si pone "in contrasto con tutti gli obiettivi di innalzamento dell'età del ritiro dal lavoro" . Inoltre spiega Saraceno - la proposta "nega un approccio universalista garantendo condizioni più vantaggiose ai lavoratori pubblici, introducendo benefici diversi a seconda della situazione lavorativa e del tipo di contratto di chi presta la cura".
Saraceno fa anche notare che "la norma proposta è inefficace perché, in presenza di un sistema pensionistico contributivo, rischia di avviare a una vecchiaia di ristrettezze economiche chi si pre-pensiona per continuare ad accudire un familiare". Per Saraceno "il provvedimento scarica ancora una volta sulle famiglie (di fatto sulle donne) l'onere del lavoro di cura, senza preoccuparsi né della appropriatezza delle cure né delle disuguali risorse umane e di altro tipo presenti nelle famiglie". Le norme di fatto "riconoscono la necessità di cura solo quando è ormai estrema", col risultato che la legge "arriva troppo tardi, quando i giochi sono già fatti e molte lavoratrici sono state costrette a uscire dal mercato del lavoro, oppure a far ricoverare in istituto il familiare".
Il nodo cruciale è quello di accompagnare al sostegno economico una rete di servizi, come accade nei sistemi francese o tedesco, ove "si offre una combinazione di sostegno economico e di servizi, privilegiando i servizi, su base universale e graduata a seconda del livello di dipendenza", e dove "le famiglie possono scegliere in qualche misura il mix preferito di cura familiare, servizi pubblici e servizi di mercato, con l'effetto non trascurabile di creare domanda di lavoro regolare". Se ne parla spesso anche in Italia nota Saraceno ma "non se ne fa mai nulla, salvo qualche sanatoria per le badanti che lascia alle famiglie tutto l'onere economico e organizzativo". "È probabile conclude Saraceno - che di fronte alla necessità della manovra finanziaria queste norme non arrivino mai al dibattito in Senato, ma se davvero si volesse affrontare in modo serio il bisogno di cura delle persone non autosufficienti e dei familiari che si occupano di loro, occorrerebbe avere un attegg iamento meno dilettantesco e più attento alle circostanze concrete in cui questi bisogni si presentano". (ska)