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Amnesty International 
IO PRETENDO DIGNITÀ
Voci dall'Italia che affonda Stampa l'articolo
Scritto da Administrator   
Martedì 14 Febbraio 2012 10:38

MOVIMENTO DISABILI, LORO FAMIGLIE, CITTADINI SOLIDALI PER I DIRITTI, LE PARI OPPORTUNITÀ, PER IL RINNOVAMENTO E LA DEMOCRAZIA
CF 93363130720

Per la corrispondenza: prof. Michele Lastilla, via Quarto n.46 - 70125 Bari
Cell.:. 334 38 19 705
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NO ALLA EQUAZIONE:
DISABILI = SPRECO.
DISABILI = FAR CASSA

LA INDENNITÀ DI ACCOMPAGNAMENTO AL SOLO TITOLO DELLA MINORAZIONE È PER I DISABILI INDISPENSABILE COME L'ARIA E L'ACQUA PER VIVERE. 
È  UN DIRITTO INVIOLABILE

PER I DISABILI, LE LORO FAMIGLIE NON C'È POSTO SULLE SCIALUPPE DI SALVATAGGIO.
AL SICURO SONO GIÀ SALITI QUELLI DELLA PRIMA CLASSE: LA CASTA DEI MERCATI, DELLE BANCHE E DEGLI SPECULATORI CHE, PER L'ENNESIMA VOLTA, IMPONE A TUTTI GLI ALTRI DI FARE SACRIFICI E SALVA SÈ STESSA E I PROPRI PRIVILEGI.


Dalla lettera di Ida Sala alla ministra Elsa Fornero

Gentile Ministra Elsa Fornero, mi rivolgo a lei da donna a donna, sapendo che le sta a cuore la valorizzazione di ognuna di noi.
Vivo una vita normale, quella che ho voluto; cerco di seguire una mia linea di condotta, curo la mia persona, leggo, mi tengo informata. Non sono sposata, non ho figli; a 57 anni ho collezionato la mia dose di "insuccessi" sentimentali, ma continuo a tessere il mio mondo di relazioni e affetti, con il solo dispiacere di non potere stare più vicina a mia madre, soprattutto ora che ne avrebbe bisogno, per una questione di chilometri e di organizzazione.
Conduco normali rapporti di vicinato; mi occupo della mia casa, cerco di limitare consumi e rifiuti, faccio una buona raccolta differenziata, sebbene il mio Comune dimostri scarso interesse in materia. Compro al discount, vesto con l'usato. Ho tagliato, per risparmiare, su cinema, ristorante, bar, gite e vacanze. Pago i tributi, chiedo sempre (quasi) lo scontrino fiscale.
Partecipo alla politica locale e svolgo qualche ora di volontariato (un brutto termine per dire che condivido un po' del mio italiano con degli amici immigrati).
Ho un diploma di Istituto Magistrale. Dei miei vani tentativi di lavorare preferisco tacere perché occorrerebbe un capitolo apposito.
È evidente che non sono in cerca di elogi, vorrei soltanto mostrarle alcune delle banali, ma necessarie azioni che mi posso permettere solo perché posso contare su una precondizione fondamentale: avere alle mie dipendenze tre assistenti personali (una convivente e due che si alternano nei fine settimana), che ogni giorno mi alzano, mi coricano, mi preparano per uscire, mi accompagnano e mi assistono, anche di notte, ovunque io sia, in base alle necessità da me espresse e secondo le procedure che ho loro insegnato.
Sono infatti affetta da una malattia degenerativa che mi ha reso pressoché inutilizzabili gambe e braccia, ha compromesso i muscoli del tronco, del collo e della respirazione e, più di recente, avverto un po' di difficoltà nella masticazione e nella deglutizione.... ma non sto cercando di impressionarla, cerco piuttosto di aiutarla a capire che con gli aiuti giusti una donna come me può vivere una vita dignitosa, piacevole, stimolante, nonostante la disabilità, o meglio, a partire da essa.
L'impianto di assistenza personale autogestita cui ho accennato è finalizzato, tecnicamente parlando, alla realizzazione del mio progetto di Vita Indipendente (in base alla Legge 162/98).
Ho fatto fronte alle spese per l'assistenza, traendole dai 767 euro mensili di pensione e assegno d'accompagnamento, con cui devo provvedere al pagamento delle bollette e al mio mantenimento.
Sfido ogni Regione a pubblicare i costi diretti e indiretti che gli istituti, le residenze sociosanitarie e altre tipologie di intervento impiegano, e richiedono ai contribuente, per riprodurre se stesse, non importa se a prezzo della nostra segregazione.
Pur trattandosi di una cifra significativa - quella che mi viene assegnata - posso assicurarle che si tratta di un costo fin troppo contenuto, un po' perché sono costretta ad applicare i contratti al minimo contrattuale e un po' perché non basta a soddisfare tutto il mio fabbisogno assistenziale, a un terzo del quale ho rimediato in parte con l'aiuto di amiche e amici...
Il fatto è che la disabilità costa molto alle donne e agli uomini con disabilità e anche alle loro famiglie perché essi devono farsi carico di costi che non sono necessari a chi disabile non è.
Per questo sgomenta che nel cosiddetto "Decreto Salva-Italia", l'attuale Governo abbia pensato di introdurre, nel calcolo dell'ISEE la disabilità come produttrice di reddito.... Il riferimento è a quanto previsto all'art.5 della legge n 214/2011.
A una simile assurdità faccio osservare che la disabilità è uno svantaggio di cui faremmo tutte e tutti volentieri a meno e che i contributi per la Vita Indipendente, così come l'indennità di accompagnamento, è necessario che siano sempre riconosciuti al solo titolo della minorazione grave.
Di essi, come di altre garanzie, abbiamo estrema necessità, come dell'aria e dell'acqua, per vivere. E, contemporaneamente, per vivere in condizioni di uguaglianza con gli altri, Cittadine e Cittadini senza disabilità.
Se approverete questo criterio di calcolo del reddito, persone come me, paradossalmente, risulterebbero "ricche" e, per questo motivo, destinate a subire ulteriori riduzioni di quei benefìci necessari a far fronte alla disabilità o addirittura ad esserne escluse.
Alla gran parte del costo della mia assistenza personale autogestita hanno provveduto il Distretto e il Comune, e per un sesto la Regione, ma il 2012 si è già presentato con premesse di limitazioni e incertezze, dovute ai tagli riservati al Fondo Nazionale per le Politiche Sociali.
Ecco un'altra ingiustizia, mi perdoni, che sommata alla precedente contribuisce a sottrarci l'insieme dei nostri diritti inviolabili, cioè la vita stessa.
Ci sono istituzioni, associazioni, cooperative o persone - e sono purtroppo le più ascoltate - che "campano sulla disabilità", vendendo loro "aria fritta" (corsi, consulenze, progetti di vita mortificanti) o che pensano di risolvere i problemi delle donne e degli uomini con disabilità privandoli del diritto di scelta e propinando loro soluzioni assistenziali preconfezionate, come, appunto, le strutture residenziali, oppure con servizi a domicilio striminziti, gravosi, avvilenti.
Ci vuole lungimiranza o forse basta un po' di buon senso per rendersi conto che è più vantaggioso, sia in termini di diritti sia dal punto di vista dell'economia reale, investire nei progetti di Vita Indipendente delle persone con disabilità, nella loro intraprendenza, nella loro voglia di vivere, dando sostanza a quelli che la nostra Costituzione considera diritti inviolabili garantiti.
Forse come donna si sentirà colpita quanto me dalla storia di R., madre di due bambini, che alla sua pressante richiesta di un finanziamento per l'assunzione di assistenti personali, si è sentita raccomandare dall'assistente sociale e dall'avvocatura del suo Comune della Campania meridionale, di «non insistere ulteriormente, per il suo bene», altrimenti «le autorità potrebbero provvedere d'ufficio all'affido dei minori in istituto o ad altra famiglia»!
E poi ...vorrei mostrare a lei - che prima che politico e studioso è donna - come investire sull'indipendenza delle donne (e degli uomini) con disabilità può essere un'ottima impresa per la collettività. Le mie assistenti assicurano un'entrata alle loro famiglie...
Sono ignorante di teorie economiche, ma cosa c'è di più economicamente reale, vitale e paritario di una relazione come quella in cui io, donna o uomo con disabilità, retribuisco qualcuna/o di mia scelta perché, attraverso il suo lavoro, condizione necessaria per la vita di ognuno, mi assicuri la libertà di autodeterminare le mie scelte di vita, condizione necessaria per la mia dignità e integrità fisica e mentale?
Pensi anche a quante madri e mogli e compagne e sorelle, sgravate dal dover accudire i loro cari con disabilità e da ogni senso di colpa, potrebbero aprirsi a nuovi orizzonti professionali, creativi, culturali, relazionali!
Completo quanto ho da dire con questo appello di Claudio Roberti: «La vulgata politica imposta in questi anni vuole dipingerci a tutti i costi come dei "falsi invalidi" oppure, in ogni caso, come un inutile peso di cui liberarsi in qualche modo. Evidentemente, le cose non stanno in questi termini e tanti indicatori lo dimostrano».
Signor Ministro, lei è una studiosa di profilo accademico, pertanto le chiediamo che il necessario cambiamento attinente alla nostra condizione antropologico sociale fondi su fatti scientifici e non su stereotipi radicati in false opinioni vertenti a soluzioni manichee dannose a noi e al sistema Paese...
Infine, personalmente le chiedo lo sforzo di andare a incontrare le persone con disabilità che presto saranno in Piazza Montecitorio. non hanno santi in paradiso, ma un sacco di ragioni da vendere!

Dalla lettera aperta al prof. Monti del presidente della sede di Roma della UICI sulle difficoltà di una persona cieca

"Cosa racconterei al prof. Monti"
...direi che un cieco deve dipendere costantemente dagli altri, anche per le cose più banali: risalire ad uno scontrino che si ritrova nelle tasche, sapere cosa sia quel foglietto trovato per terra nel salotto di casa, leggere una lettera appena arrivata, conoscere il contenuto di un avviso affisso nell’androne del proprio condominio, capire su quale canale è sintonizzato il televisore,...
essendo un essere umano, anche il disabile ha bisogno di nutrirsi! Allora si organizza per andare in un supermercato a fare provviste. Anche in questo caso, si fa presto a dirlo, ma poi. . . metterlo in atto è tutt’altra cosa. Deve raggiungerlo, il supermercato, con le auto parcheggiate sui marciapiedi, deve superare ostacoli mobili e fissi che l’imprevidenza altrui dissemina sul suo cammino.
Descriverei l’impossibilità di muoversi all’interno del grande magazzino, l’impossibilità di trovare autonomamente i prodotti desiderati, l’ardua impresa di riportarli da solo a casa. parlerei ancora dell’impossibilità di compilare autonomamente un documento, in casa o in un ufficio pubblico; della necessità di preordinare, con un accompagnatore – se lo trova – un qualunque spostamento fuori dal suo ambiente ristretto; di dover rinunciare ad una occasione di divertimento - come ad esempio uno spettacolo teatrale o cinematografico- senza un accompagnatore o se questi, all’ultimo momento, è indisponibile; ma anche a necessità più importanti come sottoporsi ad una visita medica o ad un esame di laboratorio, dovendo dipendere dagli altri per incastrare tempi e date della sanità pubblica con i propri e con quelli di chi dovrà accompagnarlo.
Direi, Sig. Presidente . . . l’elenco potrebbe continuare per pagine e pagine e, mi creda, non si tratta di un’iperbole!; ma lo interrompo perché certamente avrà già compreso il senso del mio dire, anche se un conto è sentirsi raccontare certe cose, un altro è viverle in prima persona.
Ora, Sig. Presidente, con il decreto cosiddetto “salva Italia”, il Suo Governo vuole mettere in discussione quelle provvidenze che, frutto di lotte e sacrifici, costituiscono il mezzo per fronteggiare le difficoltà che sopra Le ho rappresentato, sia pur in minima parte.
Tale Decreto vuole mettere in discussione la loro indispensabilità condizionandole a criteri di carattere reddituale e patrimoniale (ISEE) familiare, quando la famiglia già subisce gravi disagi dallo stato di disabilità del congiunto, negandone così la concessione al solo titolo della minorazione, come attualmente avviene.
Le direi che mi è difficile credere che Lei possa pensare – o solo avallare – una tale iniquità, che porterebbe due cittadini, o due famiglie di pari reddito a subire trattamenti diversi, dovendo, quella che ha al suo interno un disabile, far fronte alle ulteriori spese per i servizi ad esso destinati.
Le direi, inoltre, che ciò implicherebbe la volontà perversa dello Stato di negare ai disabili la possibilità di emancipazione e di crescita privandoli, insieme alle loro famiglie, di un supporto economico indispensabile. Si tratta di provvidenze di alto profilo morale e civile - come ad esempio l’indennità di accompagnamento - che hanno portato il nostro Paese all’avanguardia nel mondo in tema di diritti civili. Non possiamo permetterci di distruggerle di fatto, portando così indietro di oltre mezzo secolo le lancette della storia, a quando cioè la disabilità era un macigno che pesava interamente sulle spalle delle famiglie! Il Paese attraversa una grave crisi economica, i disabili, come cittadini, sono pronti a fare la loro parte di sacrifici, purché ripartiti equamente; ma non possono fare il doppio dei sacrifici richiesti agli altri!
Sì, Sig. Presidente, il doppio, perché verrebbero a pagare sia come cittadini, sia come disabili, vedendosi privare di quei mezzi economici attraverso i quali oggi possono tentare di far fronte a molte delle difficoltà di cui Le ho parlato. Si tratta di “benefici” che non hanno un valore reddituale, ma tendono a supplire i servizi carenti o inesistenti, in ossequio a quanto sancito dalla Costituzione. Descriverei correttamente l’indennità di accompagnamento come il mezzo che permette in parte la sostenibilità di tanti disagi per un disabile in questa società, e non certo come un benefit.
Tutto questo, ed altro, Le direi, Sig. Presidente, ma purtroppo non ho modo di farlo. Non mi resta che sperare nella possibilità che Lei, per qualche arcana via della rete, possa leggere questo mio scritto e che, insieme a Lei, lo leggano tanti cittadini i quali, comprendendone a pieno lo spirito, si facciano portavoce verso di Lei ed il Suo Governo, chiedendoLe di non perpetrare quella che sarebbe una grave ingiustizia in una moderna società civile.

UN INVITO
Noi promotori della mobilitazione nazionale dei disabili contro lo sterminio dei diritti delle persone con disabilità e della manifestazione nazionale dei disabili del 21 febbraio in piazza Montecitorio Le rivolgiamo lo stesso appello che Le fa Ida Sala nella sua lettera quando Le scrive:
"Personalmente le chiedo lo sforzo di andare a incontrare le persone con disabilità che il 21 febbraio dalle ore 10.30 saranno in Piazza Montecitorio.
Non hanno santi in paradiso, ma un sacco di ragioni da vendere!"

VENGA A INCONTRARCI, L'ASPETTIAMO!

prof. Michele Lastilla
Movimento Disabili Rinnovamento democratico
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cell.: 3343819705

Nadia D'Arco
gruppo fb disabili in Lotta
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