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Amnesty International 
IO PRETENDO DIGNITÀ
Donne diversamente uguali
Appello alle donne Stampa l'articolo
Scritto da Tiziana   
Sabato 16 Gennaio 2010 11:12
Cara amica,

la quasi totale assenza nel panorama della stampa e delle organizzazioni femminili delle problematiche della donna con disabilità, ha indotto il Movimento Rinnovamento Democratico (movimento di disabili e loro famiglie a tutela dei diritti), a formare una lista dedicata alle donne con disabilità, non solo visiva, ma aperta a tutte le donne, come luogo in cui ospitare la discussione sui loro problemi partendo da quelli dei soggetti disabili.
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Mai il razzismo in nostro nome! Stampa l'articolo
Scritto da Administrator   
Sabato 16 Gennaio 2010 09:34
Sono indignata e atterrita per ciò che leggo, che sento e che sta succedendo, quindi, come donna, mi associo all'appello del coordinamento donne contro il razzismo.

Condivido e sottoscrivo ogni parola, invitando tutti a riflettere, ad usare la ragione, un po' di umanità, ammesso che ancora ne possiate avere.

Mai il razzismo in nostro nome!

A Rosarno razzismo istituzionale, razzismo popolare e razzismo dei media si sono fusi insieme, così come da anni sta accadendo in tutta Italia. In più, in questo come in molti altri casi, si sono aggiunti la criminalità organizzata e lo sfruttamento disumano di una manodopera straniera che il "pacchetto sicurezza" rende costantemente ricattabile - con o senza i documenti in regola - e quindi assolutamente priva di diritti.
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Eluana, archiviato il procedimento contro il padre Stampa l'articolo
Scritto da Administrator   
Giovedì 14 Gennaio 2010 23:35
Per la giustizia italiana non fu omicidio

Il gip di Udine archivia il procedimento per il reato di omicidio volontario contro il padre e le 13 persone dello staff medico della clinica friulana dove la donna morì il 9 febbraio 2009.
Beppino Englaro: "Non poteva finire diversamente".
Avvenire: "Basterà un legale per decidere della vita di una persona?"
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Il dire e il fare delle donne nella lotta alle mafie Stampa l'articolo
Scritto da Administrator   
Giovedì 14 Gennaio 2010 09:38
Adriana Musella è la figlia dell'ingegner Gennaro Musella, vittima di 'Ndrangheta (Reggio Calabria 3 maggio 1982).
La incontro a Firenze per il vertice dell'antimafia al quale partecipa come Presidente del Coordinamento antimafia.

Riferimenti (sito: www.riferimenti.org)

Adriana che cos'è per te la parola memoria?
Una mattina di maggio, una strada, un palazzo sventrato e tanta folla.
È l'immagine che mi si è presentata davanti agli occhi il 3/5/1982, quando in aereo sono arrivata a Reggio Calabria.
Mi avevano detto di rientrare perché mio padre non si sentiva bene. La verità non era questa. Quel mattino mio padre era saltato in aria sotto casa ed era stato fatto in mille pezzi.
Ricordo la moltitudine di gente che si accalcava intorno alla carcassa della macchina.
La mia corsa verso casa, la porta aperta, lungo le scale ancora tanta gente.
Mi precipito in camera da letto pensando di trovarci mio padre, ma il letto è vuoto. In mezzo a tanta gente, mia madre che mi dice "papà non c'è più".
Così so la verità.
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Io, figlia di emigranti, mi vergogno di questa Italia Stampa l'articolo
Scritto da Administrator   
Martedì 12 Gennaio 2010 09:40
"Quando ascolto le dichiarazioni xenofobe e razziste di certi politici, quando scopro che in vista delle prossime elezioni conviene calcare la mano contro gli immigrati, provo un senso di vergogna"

Cammino tra le strade di questa Italia che amo tanto, cerco di percorrerla il più possibile a piedi o con i mezzi pubblici per avere il tempo e la serenità per apprezzarne ogni angolo, ogni sfumatura di colore. La magia della storia, civiltà che si sono accavallate lasciando il proprio segno, mi parlano, mi raccontano. E allora mi chiedo in che momento e per quale strana, terribile ragione, sia invece sempre più difficile trovare esseri umani con cui dialogare, con cui scoprire quella rassicurante sensazione dell'essere in compagnia, della fiducia nell'altro a prescindere dalla conoscenza. È quasi impossibile guardare negli occhi un'altra persona e sentire che non sei solo. Il linguaggio, a volte anche solo quello del corpo, parla di esseri chiusi in sé stessi, di una solitudine fatta di paure e di egoismi, di ansia e di rabbia. Tra loro tanti immigrati. Altre paure, altra solitudine. Ma quando ascolto il suono di un'altra lingua o dell'italiano parlato con accento strano, chiudo gli occhi e mi ci riconosco, io figlia di emigranti in Sudamerica riconosco in quella persona le speranze, le paure, le nostalgie della mia gente. In realtà non sono solo figlia di emigranti, ho anche dedicato l'intera mia vita professionale all'emigrazione, con una passione che è rimasta intatta negli anni.
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