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IO PRETENDO DIGNITÀ
Donne diversamente uguali
Libera di non sentirsi vittima Stampa l'articolo
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Domenica 10 Gennaio 2010 15:09
Femminismo al sud
(Fonte: Il paese delle donne)

Rosetta ha vissuto tutta la vita con suo padre. La madre non era una gran donna. Abbastanza snervante e per nulla desiderabile. Rosetta invece aveva tutto quello che serve ed era una piccola grande donna sin dall'età di 12 anni.
Con suo padre faceva qualunque cosa e le piaceva tanto stare con lui.
Andavano a vedere le partite di calcio, i film al cinema. Una volta andarono anche ad un concerto di un cantante famoso. C'era tutto il paese ma lei si sentiva la prima di tutte.
Nessuno la adorava come faceva suo padre. Ed era geloso come si può esserlo delle persone che ami davvero. Rosetta era orgogliosa di essere così amata tanto da far uscire fuori dai gangheri suo padre ogni volta che lui la vedeva con un compagno di scuola.
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Se questi sono uomini Stampa l'articolo
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Domenica 10 Gennaio 2010 13:21
Tutto perchè sono diversi.
Cari amici disabili, anche noi siamo considerati diversi... e qualcosa sta cambiando anche per noi, si avverte nell'aria.

(di Barbara Spinelli, da "La Stampa", 10 gennaio 2010)

Il futuro in cui siamo già immersi comincia nella piana di Gioia Tauro: a Rosarno in provincia di Reggio Calabria (un'autentica guerriglia urbana è ancora in corso), come a Castel Volturno e a Reggio stessa, dove la 'ndrangheta ha voluto intimidire i magistrati con un attentato alla procura generale.
Il futuro comincia a Rosarno perché i principali problemi della nostra civiltà si addensano qui: le fughe di intere popolazioni dalla povertà e dalle guerre (guerre spesso scatenate dagli occidentali, generatrici non di ordine ma di caos); le vaste paure che s'insediano come nebbie, intossicando la vita degli immigrati e dei locali; le cruente cacce al diverso; il dilagare di una mafia esperta in controllo mondializzato.
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Per sfuggire alla persecuzione di genere Stampa l'articolo
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Domenica 10 Gennaio 2010 10:31
(di Teresa Brain)

Montreal, Canada.
Oumou Toure guarda intensamente la figlioletta di due anni, Fanta, che giocherella in giro con indosso i pantaloncini rosa e la camicetta a fiori: le tre ciocche di capelli le sventolano attorno alla testa. Il figlio di Toure, John, di dieci mesi, sonnecchia in una carrozzina.
Seduta nell'ufficio del suo avvocato, in un giorno di luglio, la ventiquattrenne madre single si gode la vittoria legale raggiunta per un soffio, quella che le ha permesso di scampare alla deportazione nella nativa Guinea. Il 9 giugno scorso, il Dipartimento canadese per la cittadinanza e l'immigrazione ha garantito a Toure la residenza permanente in Canada per ragioni umanitarie. Si trattava del suo terzo tentativo di ottenerla.
Sebbene la decisione non abbia valore di precedente legale, dimostra che il governo ha "riconosciuto la non accettabilita'" di rimandare la figlia di Toure in Guinea, dove la bimba avrebbe dovuto fronteggiare la minaccia di una mutilazione genitale.
"E' nostra speranza che altre donne non debbano sostenere lo stesso tipo di lotta, in futuro", dice il suo avvocato, Richard Goldman.
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Siamo al fianco dell'operaia di Casarano Stampa l'articolo
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Domenica 10 Gennaio 2010 09:47
Un'operaia di un'azienda tessile del casaranese, in provincia di Lecce, ha rotto il silenzio e la paura e ha coraggiosamente denunciato il suo padrone per molestie e atti sessuali.

Il 17 dicembre vi era stata una denuncia della Cgil su questo, ma anche per altre due operaie che fanno le cameriere in un ristorante nel Salento - tutte e tre costrette a subire abusi sessuali con la minaccia di licenziamento, costrette a rimanere in azienda dopo l'orario di lavoro per soddisfare le richieste sessuali dei loro padroni.
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Una novella a disegni per narrare il mondo della bambina Maria Stampa l'articolo
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Giovedì 07 Gennaio 2010 14:08
Un'altra lezione di vita
(Il Manifesto del 07-01-2010)

LIBRI: Maria Gallardo e Miguel Gallardo, "Maria ed io", Comma 22, PP. 62, Euro 12

Maria «è unica proprio come tutti gli altri», c'è scritto sulla sua maglietta rossa con i brillantini, sebbene chi guardi entrare questa bambina di dodici anni in un ristorante o la fissi indispettito mentre attende l'aeroplano che la porterà alle Isole Canarie, venga turbato proprio dalla sua presunta diversità e dai sintomi più esteriori del suo autismo. Il pregiudizio si cela nella simulazione di una pietà isterica, oppure nell'ignoranza e nel fastidio. Questi sguardi che feriscono (occhi-mostro giganteschi che volteggiano come avvoltoi) e che vorrebbero cancellare il suo autismo, quindi la sua persona, si dissolvono tuttavia ai nostri occhi quando Maria sorride e chi sta leggendo-guardando la sua storia se ne dimentica perché «tutto attorno a lei si illumina e ne viene contagiato».
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