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Amnesty International 
IO PRETENDO DIGNITÀ
Donne diversamente uguali
Genitori veri e la sindrome della famiglia perfetta Stampa l'articolo
Scritto da Tiziana   
Lunedì 04 Gennaio 2010 11:53
Si tratta di un pezzo scritto da Rosa, una nostra iscritta, donna disabile e madre di un figlio autistico.

Ho aspettato a lungo prima di scrivere questa riflessione.
Una di quelle storie di cui i giornali ed i telegiornali hanno parlato nella cronaca in cinque minuti, dimenticandola in fretta, visto che era scomoda.
L'ennesima storiaccia, non la prima, e temo non l'unica, che riguarda un genitore ed un figlio disabile.
In questo caso, un padre, dopo avere atteso invano un aiuto, ha ucciso suo figlio, grave autistico, di ventisette anni.
Poi ha preso il suo cadavere, e si è consegnato alla polizia.

Fin qui, la cronaca nuda e cruda, che si è conclusa con la scarcerazione dell'uomo, che non è un pericolo sociale, e che è duramente provato dal rimorso e dal dolore, secondo il giudice.
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Il doppio stigma delle MGF Stampa l'articolo
Scritto da Administrator   
Lunedì 04 Gennaio 2010 09:51
Più di seimila le donne in Italia che hanno subito le mutilazioni genitali femminili
Angela Ammirati
(fonte: noi donne)

In Italia una legge le vieta, ma il rapporto Unicef del 2005 ne registra più di 6 mila casi.
Sono le Mgf, acronimo coniato dall'Oms che indica le varie forme di intervento a carattere riduttivo o estensivo dei genitali femminili praticate in alcuni paesi africani e asiatici e in maniera clandestina in Europa e in America.
Il fenomeno è molto più complesso di quanto i media tradizionali e i governi occidentali tentino di ridurre. Si tratta sì di un segno indelebile sul corpo femminile imposto dalla cultura patriarcale, ma anche di una pratica profondamente radicata nel tessuto sociale, legittimata spesso dalle donne che la praticano, in quanto rito di passaggio dall'età adulta che conferisce loro lo status sociale e la garanzia di appartenenza alla comunità.
Le donne che non si sottopongono alle Mgf, in alcune comunità, sono considerate impure o non possono sposarsi. In altre comunità è un elemento di onore per tutta la famiglia. Un mezzo di integrazione sociale e di correzione del corpo declinato dall'Occidente "Civilizzato" superficialmente come un paradigma di inferiorità e subalternità della donna africana; pregiudizio che nel passato è costato il fallimento di campagne informative e di sensibilizzazione sia in Africa che in Europa.
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Perchè occuparsi di diritti umani? Stampa l'articolo
Scritto da Administrator   
Giovedì 31 Dicembre 2009 22:50
Silvia e Abrehet
di Roberto Malini

Roma, 30 dicembre 2009.
Silvia e Abrehet aspettano un bambino. Silvia è bella, colta, ricca e famosa. La sua famiglia è potente, il suo futuro radioso. Ha trent'anni ed è fresca come una rosa. Anche Abrehet ha trent'anni e, come Silvia, è al quarto mese di gravidanza. I suoi occhi sono scuri e profondi come il cielo sul Corno d'Africa, la terra da cui è fuggita per non morire, ma la sua pelle d'ebano è appassita e segnata da tanti anni di stenti e di dolore. Silvia è benvoluta dagli italiani, che insieme a lei trepidano, aspettando che il suo bambino fortunato veda la luce.
Sfogliano i rotocalchi, cercando foto di Silvia con il pancione, per amarla e sorridere. 
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Un nuovo anno in libertà Stampa l'articolo
Scritto da Administrator   
Mercoledì 30 Dicembre 2009 10:37
Il primo decennio del terzo millennio, che con la fine del 2009 volge alla conclusione, qualche novità la fa intravedere. Intanto c'è una ripresa di dibattito pubblico che, a partire dalla rappresentazione dell'immagine femminile nei media fino ad arrivare alle analisi sulla effettiva condizione delle donne oggi in Italia, ci riguarda molto da vicino e ci sollecita a rinnovare pensieri e sguardi di genere sul nostro tempo.
Poi c'è un po' di stampa e di televisione che hanno aperto redazioni e palinsesti a tematiche e idee insolite per i loro 'tradizionali' contesti.
Beninteso, si tratta di avamposti nel deserto sconfinato del sistema mediatico, ma consola il fatto che l'effetto propagazione può essere illimitato. Sta a noi cercare di massimizzare i benefici che quei messaggi possono innescare, anche approfittando di episodi casuali. 
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Domestiche o schiave? Stampa l'articolo
Scritto da Administrator   
Lunedì 21 Dicembre 2009 15:44
Lagos, Nigeria.
I trafficanti di esseri umani fanno buoni affari qui.
Prendono ragazzine semianalfabete dai villaggi nigeriani e le portano a lavorare come domestiche nel contesto urbano in espansione di Lagos. Ma le ragazze, alcune delle quali non hanno più di cinque anni, vengono retribuite poco o nulla.
Tonia Ayo-Ola, diciannovenne, lavora in questo modo da tre mesi, senza un solo giorno di pausa. Ogni mattina si alza alle 6 per preparare la colazione al suo "padrone". Non srotola il materasso per dormire sul pavimento sino a che l'ultima persona in casa non è andata a letto, spesso ben dopo mezzanotte. 
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