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IO PRETENDO DIGNITÀ
La ballata delle donne Stampa l'articolo
Scritto da Administrator   
Lunedì 24 Maggio 2010 12:07
Salve amiche,
voglio regalarvi questa poesia che ho potuto ascoltare ieri durante il concerto del primo maggio che si è svolto a piazza San Giovanni.
Mi ha colpita e, immediatamente, ho fatto la ricerca per sottoporla alla vostra lettura.
Saluti
 
Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia:

quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace:

quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire:

perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente:

femmina penso, se penso l'umano:
la mia compagna, ti prendo per mano:
Edoardo Sanguineti, autore della "Ballata delle donne" definita da un critico "la più importante poesia sulle donne degli ultimi cinquant'anni", è nato a Genova nel 1930 ed è stato professore di letteratura nelle università di Torino, Salerno e Genova.
Come capofila dei poeti appartenenti al Gruppo '63, da lui stesso definito ironicamente "Novissimi", ha sostenuto una originale teoria basata sul rapporto tra ideologia e linguaggio.
Con le loro opere, Sanguineti e i suoi sodali (Giuliani, Pagliarani, Balestrini e Porta) miravano in quegli anni a evidenziare e contestare, per mezzo dell'espressione letteraria, le incongruenze dell'intera società contemporanea.
La sua poetica degli esordi è dominata da uno stile duro e dirompente che vuole infrangere i modi espressivi convulsamente sperimentati dalle avanguardie intorno alla metà del novecento.
Tale contestazione lo ha portato a risultati interessanti ma spesso di difficile, impervia lettura.
Tuttavia nella "Ballata delle donne", che appartiene alla sua produzione più matura, egli riesce a comunicare in modo molto diretto una visione dell'universo femminile che rende pieno onore al ruolo e alla calda umanità che le donne sanno trasmettere come un dono proprio della loro natura.
Benché il tono sia pacificato e privo delle asperità di una tecnica tenacemente innovativa, è probabile che qualcuno sia rimasto colpito dall'uso personalissimo della punteggiatura.
Beh, questo nei versi di Sanguineti non è un fatto nuovo.
Un poeta, Fernando Bandini, si è burlato amichevolmente di lui paragonando le sue parentesi a dei ferri chirurgici.
E qui, nella "Ballata", può lasciare sconcertati la costante scelta dei due punti dove un comune mortale metterebbe dei punti fermi.
A parte il fatto che ai poeti sono concesse licenze (poetiche, appunto), questa in particolare può avere una sua spiegazione: forse l'autore non vuole chiudere il discorso alla fine del periodo, preferendo lasciare una possibilità di apertura.
Ma passiamo al testo.
Nella prima sestina Sanguineti fa riferimento alle donne che hanno popolato la sua vita, e così quella della maggior parte degli uomini: madri, ragazze, mogli, figlie e nuore.
Femmine: una parola, un pensiero che in lui suscita gioia, contrapposta in parallelo al sentimento suggerito dall'idea di maschio che, tanto per dirla in rima, è noia.
Nella seconda sestina, dai ricordi della sua adolescenza vissuta durante la lotta di liberazione, emergono due immagini di donne combattenti: una partigiana che è stata ferita, un'altra che è caduta.
Due protagoniste di azioni di guerra che con il loro sacrificio, ancora dopo tanti anni, trasmettono al poeta pensieri di pace, perché è per conquistare la pace che si sono battute.
Concetto che il poeta ha così bene espresso: "femmina penso, se penso la pace".
Il terzo gruppo di versi risveglia echi del culto ellenistico e romano per la Grande Madre, raffigurata nelle statuette votive come una donna gravida dal ventre ampio e prominente (possiamo vederne molti esemplari anche nei nostri musei della Magna Grecia).
Per il poeta la pancia di donna è pregna anche di significati: è come una culla quando contiene il figlio che nascerà; quando sostiene una gonna è simbolo della casa; e quando la vita volge alla fine, la cassa che accoglierà le nostre spoglie è anch'essa come una pancia.
Un ciclo che si chiude nel punto da cui era partito.
E' opportuno notare anche un'altra bella immagine compresa in questi due versi: "quando ci penso, che il tempo ritorna, che arriva il giorno che il giorno raggiorna".
Vale a dire che nella vita di ciascuno viene sempre il momento in cui i giorni del passato si riaccendono alla luce del presente. Come in un flash back.
Nella quarta sestina il poeta, anziché idealizzare la donna come ha fatto tanta letteratura a partire dalla "donna angelicata", ci riporta alla dimensione umanissima della realtà.
"La donna non è cielo, è terra" egli scrive. Poi rimane aderente a un tangibile realismo per costruire un'altra metafora di fertilità resa in immagini concrete e carnali: la donna è la terra che ha accolto il seme da cui sono germogliato, è la fonte della vita che ho vissuto, è dentro di lei e con lei che a mia volta ho generato vita.
Ed è in lei che trovo il caldo rifugio del cuore.
A conclusione, ancora i due versi finali della Ballata, così semplici, immediati e intrisi di affetto. In questa chiusa, la commossa gratitudine del poeta per la compagna della sua vita coinvolge tutte le donne in quanto portatrici di grandi valori che egli riconosce e distingue.
Con le sue parole egli onora le magnifiche compagne con cui percorrere insieme il cammino dell'umanità: "femmina penso, se penso l'umano: la mia compagna, ti prendo per mano:". (E. M.)