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IO PRETENDO DIGNITÀ
Questioni giuste ma limitative Stampa l'articolo
Scritto da Tiziana   
Mercoledì 21 Luglio 2010 20:06
Analisi, commento e proposte agli articoli di Codrignani e Ribet sui movimenti femministi e femminili.
 
Inserito da Tiziana Marchi.
 
Carla Codrignani, il suo articolo "Il dibattito sul femminismo e l'attualità delle e sulle donne. Segnali (anche positivi) di mondi in movimento", mi offre l'occasione, ancora una volta, di ritornare su questo argomento, visto da una angolazione diversa e su problemi delle donne, diversi da quelli che trovano tradizionalmente e usualmente spazio nel dibattito sul femminismo e sulla condizione della donna, anche sulle pagine della stampa di genere.
Carla Codrignani, richiama nel suo intervento articoli sulle donne apparsi nel Corriere della sera e cita opinioni di alcune donne impegnate a vario titolo nell'ambito del femminismo.

Elena Ribet, a sua volta, affronta il tema dei movimenti, dei gruppi, dell'associazionismo e scrive:
"L'universo dei gruppi e dei movimenti "femminili" e "neofemministi" non sempre riesce a costruire una rete in grado di sbloccare i meccanismi che negano la rappresentanza e gli spazi alle donne. Inoltre le differenze fra i vari gruppi rischiano di rappresentare un ostacolo, nella misura in cui diventano una competizione intellettuale, sui luoghi, sulle opportunità. Le differenze sono anche una ricchezza, certamente. Il problema è la frammentazione degli obiettivi".... "L'egoismo ipertrofico ha degli effetti collaterali, che consistono nel dover rinunciare alla propria umanità, nell'incapacità di costruire e mantenere alleanze, nella difficoltà ad avere una visione a medio e lungo termine. Ci imbattiamo così nelle nuove schiavitù, in nuovi pericoli e in nuove alienazioni".

Analisi e opinioni condivisibili.
Ora, però, veniamo al problema visto come detto sopra da una angolazione diversa. Diversa non perchè è fuori dal femminismo, dal mondo delle donne, dalla loro condizione. Anzi, siamo dentro alla questione fino in fondo. Il problema è che si tratta di un aspetto da sempre e ancor oggi invisibile, trascurato, ignorato o mal posto.
Mi riferisco alle donne come me, a quelle con disabilità.

Ho contribuito a fondare il Movimento Rinnovamento Democratico in cui trovano posto disabili, le loro famiglie, i cittadini con loro solidali che lottano per i diritti, le  pari opportunità, il rinnovamento e la democrazia.
L'obbiettivo è l'impegno a rinnovare, con chi ci sta, la politica delle disabilità nel solco dei principi della Convenzione dell'ONU sui diritti delle persone con disabilità, divenuta da circa un anno legge dello stato.
Il MRD, ha promosso la formazione di una lista di discussione dal titolo: donnediversamenteuguali, di cui io sono master, con l'obbiettivo di creare un gruppo di discussione e di incontro di donne.
Un luogo dove si possano incontrare le donne con le loro differenze e le loro diversità.
Differenze e diversità non intese come categorie di status ma differenze e diversità che naturalmente ognuna di noi, ogni,essere umano porta con sè per tutta la vita.
Noi donne con disabilità non siamo diverse dalle altre donne,a causa della nostra disabilità. La nostra diversità non è data dalla disabilità ma dal fatto che tutte, per natura siamo diverse. Noi abbiamo dei problemi in più che diventano una doppia discriminazione nell'affrontare la vita quotidiana, nel lavoro, nella scuola, nella società e persino in famiglia.
Noi, donne con disabilità, come si legge nella Convenzione dell'ONU, viviamo una discriminazione doppia, come la vivono milioni di donne e bambine in altri angoli del mondo.
Le questioni che le riflessioni della Codrignani e della Ribet sottendono, finiscono con l'essere le stesse di sempre.
La Ribet sostiene che le differenze sono una ricchezza. Come non essere d'accordo? Ma nella pratica e nella vita di ogni giorno, nei movimenti, nelle organizzazioni, nei partiti politici, nella società tutta è riscontrabile, è reale questa affermazione?

Niente affatto. Come master di donnediversamenteuguali più volte ho tentato di porre il problema e farmi spazio anche in queste pagine. Più volte ho cercato un contatto. Ho inviato mail di invito a far parte di donnediversamenteuguali a molte di voi e alle donne impegnate nel mondo della informazione, dei diritti, dei movimenti. La risposta è stata il silenzio totale e la indifferenza più assoluta. Come se il mondo dei movimenti e del femminismo fosse rimasto alle sue origini con i suoi soliti temi, sempre attuali ma la società odierna presenta altre problematiche, altri soggetti che fino a ieri erano relegati ai margini della società, in veri e propri recinti. E' appunto il caso delle donne con disabilità. Voi non portate la colpa di averle tenute nascoste. La responsabilità ricade tutta intera sulle loro associazioni, sulle famiglie per ragioni culturalmente e socialmente comprensibili.

Il nostro movimento ha proprio come prima finalità, rendere i disabili in prima persona protagonisti e costruttori del loro futuro. Per farlo devono essere però visibili, devono trovare alleanze con gli altri cittadini nella società civile.
Non solo la stampa femminista li ha pressocchè ignorati. E' tutto il mondo della informazione che dei disabili non parla se non per fatti di cronaca. Anche attorno alla conferenza nazionale sulla disabilità la stampa è rimasta silente e indifferente.
Le stesse organizzazioni politiche e sindacali, nei loro programmi, nei loro discorsi ai cittadini, il tema della disabilità lo disconoscono e lo ignorano, come se noi non avessimo dei problemi e come se a noi devono pensarci gli extraterrestri.

Un tempo i disabili venivano affidati alle cure di religiosi nelle opere pie ed istituti che venivano definiti speciali. Come se noi disabili fossimo persone speciali. Noi siamo cittadini uguali a tutti gli altri e come tali vogliamo essere considerati. Siamo uguali ma con problemi diversi come ognuno di voi ha problemi diversi rispetto a chi gli sta accanto.
In conclusione, chiedo che si passi dalle intenzioni ai fatti e che si incominci proprio da questa rivista in cui mi era stato promesso uno spazio specifico e un'attenzione particolare proprio dalla direttrice Tiziana Bartolini, sulla disabilità.
Solo se i movimenti, la stampa, le donne impegnate in prima fila nella lotta per la affermazione dei diritti delle minoranze ci daranno ascolto e soprattutto saranno al nostro fianco, potremo operare per quel cambio di mentalità e quell'immaginifico collettivo cosi' deleteri ancora nei confronti delle persone con disabilità, considerate diverse. , tanto da definirle con un orribile sostantivo: diversamenteabili.

Noi siamo persone con disabilità e basta, cosi' come correttamente definiti nella convenzione dell'ONU sui diritti delle persone con disabilità.
Ancora una volta vi invito a aderire alla nostra ml per discutere insieme a noi di disabilità per imparare a conoscere i nostri reali problemi e noi per parlare di donne come voi e insieme a voi con l'obbiettivo di creare un movimento di donne davvero unitario nel rispetto delle diversità e delle specificità dei gruppi e delle singole persone.
Ho parlato fuori dal coro, ma mi auguro che qualche seme sia caduto nel posto giusto.

Per rendere chiare le finalità del nostro movimento e della lista donnediversamenteuguali allego l'appello che più volte ho inviato qui e in ogni direzione.

Tiziana Marchi

A P P E L L O A L L E D O N N E

Cara amica,
la quasi totale assenza nel panorama della stampa e delle organizzazioni femminili delle problematiche della donna con disabilita', ha indotto il Movimento Rinnovamento Democratico (movimento di disabili e loro famiglie a tutela dei diritti), a formare una lista dedicata alle donne con disabilita', non solo visiva, ma aperta a tutte le donne, come luogo in cui ospitare la discussione sui loro problemi partendo da quelli dei soggetti disabili.

Si e' ritenuto utile offrire questo canale poiche' ci si e' resi conto che si parla in molti siti, nella rete e nelle liste di problemi delle donne.
La stampa di settore e' abbastanza nutrita. Vi sono giornali in rete e su carta, trasmissioni televisive e radiofoniche che trattano dei problemi delle donne. Ma vengono trascurate del tutto la condizione delle donne con disabilita' e la loro problematica.
Abbiamo notato, noi del Movimento Rinnovamento Democratico, che le mail mandate in altre liste su argomenti relativi alle donne non sono state oggetto della dovuta attenzione.
Tutto cio' mentre la convenzione del'ONU sui diritti delle persone con disabilita', richiama fortemente l'attenzione sulla discriminazione della donna disabile e sui minori.

Stante questa situazione, abbiamo voluto porre al centro dell'azione del Movimento Rinnovamento Democratico, la questione femminile e nello stesso tempo, abbiamo creduto utile e opportuno creare la lista donnediversamenteuguali nella quale auspichiamo si raccolgano numerose le donne per dar vita ad un dibattito serio sulla discriminazione e sulla loro condizione, partendo dalla sfera della affettivita', dal ruolo di madre, di moglie, di componente della famiglia, insomma dal ruolo esercitato fra le mura domestiche a quello nella societa', nel lavoro, nello studio, nella politica, nella cultura, eccetera.
L'intento e' che partendo da un dibattito interno alle donne con disabilita' si possa aprire la lista alla partecipazione di donne che per il ruolo esercitato nei mass media, nelle organizzazioni sociali, politiche e nel mondo della cultura e del lavoro si impegnino a diffondere la conoscenza sulla condizione delle donne con disabilita', sui loro diritti, sulle pari opportunita'.
Si tratta quindi, di una lista aperta e non categoriale.
Mi auguro che le nostre amiche a cui abbiamo rivolto l'invito a iscriversi alla lista donnediversamenteuguali sia accolto da molte. Insomma noi abbiamo voluto offrire uno strumento, un luogo dove discutere sulla disabilita' al femminile.

Alla lista e' stato assicurato il contributo di molte donne impegnate nel giornalismo, nelle organizzazioni politiche, culturali e del mondo del lavoro.
Prima fra tutte la nostra amica scrittrice Rosa Mauro che scalpita per iniziare a discutere sul ruolo di donna, di madre disabile di figlio con disabilita'.
Noi vogliamo che si renda visibile la nostra condizione e soprattutto contribuire a porre al centro della azione sociale e politica delle organizzazioni e dei movimenti della societa' civile i problemi delle donne con disabilita'.
Mi rivolgo a te, affinche' insieme a noi possa contribuire alla discussione sui temi che piu' ci stanno a cuore, come il diritto al lavoro, alla istruzione, alla inclusione sociale, alla
accessibilita', alla informazione, alla comunicazione, alla vita indipendente, alle pari opportunita'. Senza trascurare i problemi connessi al vivere quotidiano, alla sfera della affettivita', al ruolo di madre e di moglie, eccetera.

Sono convinta che nessuna di noi possa rimanere indifferente alla trattazione della nostra problematica e non incoraggiare il nostro tentativo di aprire una finestra sulla nostra condizione di donne con disabilita'. Per questo attendo con gioia la tua iscrizione alla lista e ti sarei grata se diffondessi la notizia della esistenza della ml donnediversamenteuguali fra tutte le tue amiche.

La denominazione donnediversamenteuguali proprio perche' noi vogliamo essere uguali anche se diverse. Diverse fra noi e diverse dalle altre.
Diverse come tutti sono diversi gli uni dagli altri.

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