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IO PRETENDO DIGNITÀ
Commento a "Questioni giuste ma limitative" Stampa l'articolo
Scritto da Marisa Nardi   
Mercoledì 21 Luglio 2010 21:19
di Marisa Nardi da Noi Donne

Ho molto apprezzato la possibilità offerta da questa rivista di intervenire in un dibattito così costruttivo e interessante e, in quanto donna, e in particolare, in quanto donna disabile, avverto l'estrema necessità di confrontarmi con tutte le donne e, soprattutto con quelle impegnate politicamente e socialmente, perchè ritengo assolutamente importante un confronto e un dialogo intensi e approfonditi sui vari temi che riguardano la donna, i suoi diritti, le sue opportunità, gli strumenti per ottenerli e renderli veramente fruibili.
Come giustamente scrive la master della lista donne diversamente uguali, emanazione del Movimento Rinnovamento Democratico disabili, loro famiglie e cittadini solidali, per il rinnovamento e la democrazia, lista alla quale io sono iscritta, i disabili, e in particolare le donne disabili, maggiormente sensibili alla discussione in merito ai loro problemi, ma anche a quelli generali della società in cui viviamo, occorre in maniera ormai improrogabile, che i disabili di ogni tipo, da quelli sensoriali a quelli intellettivi e relazionali, divengano protagonisti delle loro battaglie in difesa dei loro interessi, che rendano visibile la loro disabilità, affinchè tutti i cittadini, le istituzioni, gli enti preposti alla gestione dei servizi di assistenza, possano valutare seriamente e serenamente le necessità e le esigenze di coloro che troppo spesso vengono trascurati, emarginati, isolati dal mondo circostante.
Tuttavia, per ottenere questo risultato, non bastano e non servono le parole, ma occorre una presa di coscienza da parte di tutti che i disabili non sono un peso per la società, come il ministro Tremonti ha cercato di inculcare nell'opinione pubblica; sono, invece, una risorsa, perchè, anche i disabili possono contribuire in maniera efficace e positiva nello sviluppo e nel progresso della nostra società, ormai priva di valori etici, culturali e sociali.
Noi, donne disabili, abbiamo bisogno della vostra vicinanza, della vostra stima, della vostra comprensione, ma mai della vostra pietà o pietismo, perchè anche noi, stando a contatto con voi, dialogando, costruendo, anche divertendoci insieme, apprendiamo molte cose che altrimenti rimarrebbero a noi sconosciute e, contemporaneamente, possiamo arricchire anche voi con i nostri commenti, le nostre critiche, i nostri suggerimenti.
Noi vogliamo partecipare attivamente alle discussioni politiche, culturali, economiche e sociali; vogliamo, come voi, costruire una società migliore, dove ognuno venga apprezzato per i suoi valori personali, indipendentemente dalla razza, dal sesso, dalla religione, in parole povere, dalla sua concezione della vita.
Purtroppo, molto spesso, noi disabili, ma in particolare noi donne disabili, quando veniamo messe a confronto con tutti gli altri cittadini, possiamo essere soggette a due interpretazioni diverse apparentemente, ma ugualmente dannose per la nostra integrazione sociale.
Da una parte, possiamo incorrere nel ricevere pietismo, perchè o siamo cieche o ipovedenti, o siamo affette da problemi motori o da qualsiasi altro hendicap che ci può contraddistinguere in maniera negativa; e questo pietismo, se magari può aiutare, in certi particolari momenti, almeno apparentemente, alla soluzione di alcuni problemi pratici, in realtà offende il nostro orgogliio e la nostra dignità personale.
Dall'altra parte, si rischia di essere sopravvalutate dalle persone che ci circondano, le quali, presa coscienza di quanto anche noi possiamo fare sia nel campo familiare, che in quello lavorativo, culturale e sociale, ci ritengono dotate di una intelligenza superiore alla media e quindi stigmatizzate come donne superiori, eccezionali.
Anche questo secondo aspetto, pur facendoci sentire, a volte, stimate anche più di quanto meritiamo, ha però lo svantaggio di non farci sentire veramente integrate nel mondo normale delle donne, perchè deve essere chiaro a tutte che, se possiamo e vogliamo fare qualcosa come tutte voi e nel modo con il quale lo fate tutte voi, questo non significa il possesso di capacità intellettive maggiori delle vostre, ma il modo più specifico e opportuno di sfruttare le opportunità dei sensi residui, quali il tatto, l'udito, il gusto e così via.
Molte di noi hanno avuto l'opportunità di rendere visibile agli altri le loro attitudini e capacità e non solo le proprie difficoltà derivate dalla disabilità, come, ad esempio, chi ha operato ed opera nel campo della scuola o di qualche industria importante, ma non tutte hanno questa possibilità, come le donne disabili costrette a lavorare in un ufficio come impiegate o in un ospedale come operatrici per il benessere e la riabilitazione motoria, rimanendo quasi sempre circoscritte in un ambiente ristretto e con pochi contatti con gli altri impiegati o altri operatori.
Dico questo perchè mi sembra di estrema importanza la consapevolezza che la diversità della donna disabile non deriva dalla sua disabilità, ma semplicemente dalla proprie caratteristiche fisiche e intellettuali, come avviene per ogni altro essere umano e, invece, siamo uguali a voi, come sono uguali a voi tutti gli altri cittadini; e, come tali, abbiamo gli stessi vostri diritti e gli stessi vostri doveri, le vostre stesse esigenze di donne troppo spesso emarginate e sfruttate, anche se per noi disabili, lo sfruttamento e la discriminazione si verificano in misura doppia, perchè dobbiamo fare i conti con i nostri limiti e quindi dobbiamo lottare per ottenere gli strumenti adeguati per la nostra autunomia, per l'accesso alla cultura e all'informazione, per il disbrigo delle faccende domestiche, in una parola, per la nostra vita indipendente.