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Femminicidio = violazione dei diritti fondamentali delle donne Stampa l'articolo
Scritto da Administrator   
Sabato 24 Luglio 2010 21:47
Femminicidio = violazione dei diritti fondamentali delle donne
di Barbara Spinelli

 
Il 18 dicembre 2009 la CEDAW, la prima Convenzione specificamente rivolta alla eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna, ha compiuto 30 anni. Anche il 2010 si conferma un anno importante, perchè si celebra il quindicesimo anniversario dall'adozione della Piattaforma di Pechino, che rappresenta anch'essa una pietra miliare nel cammino per il riconoscimento dei diritti delle donne.
In questi decenni, numerose sono state le conquiste ottenute dalle donne di tutto il mondo invocando il riconoscimento dei principi affermati nelle Convenzioni internazionali e sanciti nella Piattaforma di Pechino.
Si è arrivati a riconoscere che ogni forma di discriminazione e violenza nei confronti della donna, per la sua appartenenza di genere, rappresenta una violazione dei diritti fondamentali della Persona.
Tuttavia, i dati sulla violenza di genere e sulla posizione delle donne nella società ci ricordano che ancora molto resta da fare per rendere effettivo il godimento di questi diritti da parte delle donne.
Nell'aprire i lavori della CSW tenutasi nel marzo 2010 a New York, il Presidente dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Alì Abdussalam Treki, ha sostenuto che la violenza di genere resta il crimine più comune, più ignobile e meno punito al mondo.
Le parole del Presidente assumono un valore particolare oggi che, a 30 anni dalla adozione della CEDAW, risulta un dato acquisito e universalmente condiviso che la discriminazione e la violenza di genere rappresentano una violazione dei diritti fondamentali delle donne.
Se prima infatti la violenza maschile sulle donne veniva considerata un fatto privato, e lo stato di sottomissione ed esclusione sociale delle donne veniva giustificato o tollerato istituzionalmente come espressione della tradizione o di un credo religioso, con la ratifica della CEDAW gli Stati membri hanno riconosciuto che la discriminazione e la violenza sulle donne sono problemi strutturali, esito della manifestazione di un potere relazionale storicamente diseguale tra uomini e donne.
Ratificata da ben 186 Stati, la CEDAW ha fatto ingresso negli ordinamenti giuridici interni della maggior parte dei Paesi del mondo con valore di fonte giuridica primaria, produttiva di obblighi giuridici e vincoli istituzionali per gli Stati.
L'art. 1 della CEDAW offre una definizione onnicomprensiva di discriminazione di genere, che include qualsiasi atto che comporti la esclusione o la limitazione del godimento o dell'esercizio dei diritti umani e delle libertà fondamentali della donna proprio per la sua appartenenza al genere femminile.
Riconoscere che ogni diverso atto di discriminazione o di violenza sulle donne costituisce una violazione dei diritti fondamentali della donna, è sicuramente una affermazione di principio di grande importanza, in quanto crea una connessione tra forme di violenza apparentemente assai lontane e diverse tra loro, come le mutilazioni genitali femminili, i delitti d'onore, la violenza economica, il mobbing sul lavoro, gli atti persecutori, accomunandole tutte come violazioni dei diritti fondamentali subiti dalle donne del mondo in quanto donne.


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