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Domestiche o schiave? Stampa l'articolo
Scritto da Administrator   
Lunedì 21 Dicembre 2009 15:44
Lagos, Nigeria.
I trafficanti di esseri umani fanno buoni affari qui.
Prendono ragazzine semianalfabete dai villaggi nigeriani e le portano a lavorare come domestiche nel contesto urbano in espansione di Lagos. Ma le ragazze, alcune delle quali non hanno più di cinque anni, vengono retribuite poco o nulla.
Tonia Ayo-Ola, diciannovenne, lavora in questo modo da tre mesi, senza un solo giorno di pausa. Ogni mattina si alza alle 6 per preparare la colazione al suo "padrone". Non srotola il materasso per dormire sul pavimento sino a che l'ultima persona in casa non è andata a letto, spesso ben dopo mezzanotte. 

"Non ho amici. Non esco mai e non c'è nessuno che mi cerca. Non sono felice. Qui non sono malvagi con me, ma non è come stare con la mia famiglia, non sono libera", dice Tonia.
Tonia non è mai stata pagata per il suo lavoro, sebbene sappia che l'intermediario ha offerto una somma imprecisata di denaro alla sua famiglia per la fine dell'anno, periodo in cui spera di tornare a casa.

"Se le ragazze ricevono dei soldi, è solo dopo che i trafficanti se ne sono presi la maggior parte per i 'costi di viaggio' e la 'commissione'", dice Justina Onifade dell'Unicef.
In tutta l'Africa occidentale, milioni di ragazze come Tonia (e meno spesso anche ragazzi) sono di fatto vendute in schiavitù come domestiche.
Abusi sessuali e fisici su di loro sono comuni. Molte vengono tenute sotto chiave, e non hanno contatti al di fuori dei loro datori di lavoro: se hanno bisogno d'aiuto non sanno a chi rivolgersi.
Una volta che sono lontane dalle loro famiglie, le ragazze sono in completa balia dei trafficanti, che a volte continuano a spostarle di casa in casa, intascandosi i loro profitti.

Per Tonia Ayo-Ola la vicenda è cominciata con l'arrivo dei trafficanti nel suo villaggio a nord di Lagos. Le hanno detto che potevano trovarle lavoro presso una facoltosa famiglia cittadina. L'accordo è stato stipulato con il fratello di lei, e senza quasi rendersene conto Tonia si è trovata in viaggio per andare a lavorare presso sconosciuti.

"Affrontare il problema del traffico interno è solo il primo passo", dice Orakuwe Grinze dell'agenzia governativa nigeriana per la proibizione del traffico di persone, in sigla Naptip; "Il traffico interno è ingrediente per il traffico internazionale, perchè una volta che le ragazze sono state portate via dalle loro famiglie può accadere di tutto".

Il traffico di fanciulle e fanciulli è uno dei crimini organizzati in crescita, secondo l'Unicef, e si stima che faccia 1,2 milioni di vittime ogni anno.
Il governo nigeriano ha varato una legge che rende illegale impiegare lavoratori sotto i 18 anni d'età in case che non siano di familiari. Ma i lavoratori sono così a buon mercato che l'aiuto domestico è la norma, e ben pochi nigeriani sanno che esiste questa legge.
I funzionari del Naptip dicono che è una continua lotta contro la povertà, in un paese in cui il 70% della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno.

"La povertà può farti agire a livello animale, farti guardare ai tuoi figli come a qualcosa che puoi vendere, ma in effetti neppure gli animali fanno questo", dice Grinze.
L'agenzia Naptip sta lavorando con l'Unicef per riunire le domestiche trafficate alle loro famiglie.
Onifade dell'Unicef spiega che in molti casi è complicato, perchè le bambine più piccole non sanno o non ricordano il nome del loro padre, o del luogo da cui vengono. Riguardo alle altre, l'Unicef sta lavorando con il governo per fornire loro istruzione e formazione.
Al Centro sorto all'uopo ad Agege giovani donne, ragazze e due giovani uomini possono scegliere classi di formazione come parrucchiere, disegnatrici di moda e persino allevatrici di lumache giganti (uno dei piatti favoriti della Nigeria del sud). 
È probabile però che questo programma gratuito non raggiungerà mai le ragazze più vulnerabili.

"Grazie a questi Centri le ragazze riescono ad uscire dalle case in cui lavorano. Vengono qui e conoscono i propri diritti, condividono le esperienze, ricevono sostegno", spiga Onifade, "e questa è l'esatta ragione per cui i loro padroni non vogliono mandarcele".