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Eluana, archiviato il procedimento contro il padre Stampa l'articolo
Scritto da Administrator   
Giovedì 14 Gennaio 2010 23:35
Per la giustizia italiana non fu omicidio

Il gip di Udine archivia il procedimento per il reato di omicidio volontario contro il padre e le 13 persone dello staff medico della clinica friulana dove la donna morì il 9 febbraio 2009.
Beppino Englaro: "Non poteva finire diversamente".
Avvenire: "Basterà un legale per decidere della vita di una persona?"

UDINE - "La prosecuzione dei trattamenti di sostegno vitale di Eluana Englaro non era legittima". Con queste parole il gip di Udine Paolo Milocco archivia il procedimento relativo alle indagini su Beppino Englaro e altre 13 persone per la morte di Eluana, la donna in stato vegetativo spirata il 9 febbraio 2009 dopo una lunga vicenda giudiziaria.
Il decesso di Eluana Englaro non è stato "conseguenza di pratiche diverse da quelle autorizzate e specificate nei provvedimenti giudiziari", scrive il gip, e "la prosecuzione dei trattamenti di sostegno vitale di Eluana Englaro non era legittima in quanto contrastante con la volontà espressa dai legali rappresentanti della paziente, nel ricorrere dei presupposti in cui tale volontà può essere espressa per conto dell'incapace".

Per Eluana Englaro, dopo la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione, "la morte - spiega il gip riferendo i risultati di autopsia e consulenze tecniche eseguite dopo il decesso della donna - è sopraggiunta improvvisamente, senza una compiuta progressione sintomatologica legata alla disidratazione".
Eluana morì 3 giorni dopo la sospensione di alimentazione e idratazione, molto prima di quanto previsto.

Il decesso, in sostanza, non è stato "conseguenza di pratiche diverse da quelle autorizzate e specificate nei provvedimenti giudiziari": poiché cioè le pratiche di interruzione di alimentazione e idratazione erano state "autorizzate e specificate nei provvedimenti giudiziari", e poiché le stesse erano state "oggetto di preventivi controlli operativi che, in un prudente e scrupoloso intento di massima trasparenza, erano stati predisposti dal tutore dall'equipe assistenzziale volontaria e che sono stati recepiti dalla struttura di ultimo ricovero", le stesse devono ritenersi legittime. E anzi, "non legittimo" sarebbe stato il contrario, cioè proseguire i trattamenti di sostegno vitale.
Considerazioni che, come già l'intera vicenda di Eluana, non mancheranno di suscitare perplessità in molti, e le relative polemiche.

"Io sono sempre stato tranquillo - ha detto Beppino Englaro - se si può usare questo termine considerando la tragedia che ho vissuto: ho sempre detto che agivo e avrei agito solo nella legge e nella giustizia e questo mi è stato riconosciuto. Non poteva esserci altra conclusione".
"Provo sollievo - ha aggiunto Amato De Monte, capo dell'équipe che attuò il protocollo per la sospensione dell'idratazione e dell'alimentazione di Eluana Englaro - nei confronti del gruppo di infermieri che mi hanno assistito, che si sono trovati coinvolti da strascichi che hanno influito in maniera indelebile sulle loro vite".

Fra i commenti di segno opposto, una nota del quotidiano Avvenire, fra i più decisi nel mettere in guardia sulle conseguenze dei pronunciamenti giudiziari, che ricorda che "Eluana non era una malata terminale, era una disabile, grave, gravissima, come migliaia e migliaia d'altri. Nati così o così diventati".
"Basterà - si chiede il giornale - la volontà di un legale rappresentante per deciderne la sorte come se la loro vita fosse una cosa o una casa? Nessuna legge lo afferma. Ma tutto, dice un giudice, è avvenuto regolarmente impugnando un protocollo. E questo dovrebbe bastare. Eppure no, non basta: Eluana era vita, non attaccata a macchine né a farmaci. Spenta in quanto imperfetta".

Fonte: superabile.it