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IO PRETENDO DIGNITÀ
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Scritto da Lara   
Venerdì 19 Agosto 2011 10:38
Nel seguente articolo ci sono dati che mi è impossibile verificare, ma se sono esatti dovrebbero veramente indignarci. 

Dentista, psicologo, chirurgia plastica, omeopatia.... tutti i rimborsi per i deputati

Per la prima volta viene tolto il segreto su quanto costa ai contribuenti l'assistenza sanitaria integrativa dei deputati. Si tratta di costi per cure che non vengono erogate dal sistema sanitario nazionale (le cui prestazioni sono gratis o al più pari al ticket), ma da una assistenza privata finanziata da Montecitorio. A rendere pubblici questi dati sono stati i radicali che da tempo svolgono una campagna di trasparenza denominata Parlamento WikiLeaks. Va detto ancora che la Camera assicura un rimborso sanitario privato non solo ai 630 onorevoli. Ma anche a 1109 loro familiari compresi (per volontà dell'ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini) i conviventi more uxorio.

Ebbene, nel 2010, deputati e parenti vari hanno speso complessivamente € 10.000.117,00

3.092.000,00 - spese odontoiatriche

3.000.000,00 - ricoveri e interventi (eseguiti dunque non in ospedali o strutture convenzionati dove non si paga, ma in cliniche private)

976.000,00 - fisioterapia

698.000,00 - visite varie

488.000,00 - occhiali

257.000,00 - psicoterapia, ai problemi psicologici e psichiatrici di deputati e dei loro familiari.

28.138,00 - vene varicose (voce "sclerosante")

3.636,00 - visite omeopatiche

TOTALE DICHIARATO DAI QUESTORI DELLA CAMERA

1.457.343,00 - somma per balneoterapia, shiatsuterapia, massaggio sportivo ed elettroscultura (ginnastica passiva), interventi per chirurgia plastica **

€ 10.000.117,00

TOTALE A BILANCIO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

I deputati si sono anche fatti curare in strutture del servizio sanitario nazionale, e dunque hanno chiesto il rimborso all'assistenza integrativa del Parlamento per 153mila euro di ticket. Ma non tutti i numeri sull'assistenza sanitaria privata dei deputati, tuttavia, sono stati desegretati.

"Abbiamo chiesto - dice la Bernardini - quanti e quali importi sono stati spesi nell'ultimo triennio per alcune prestazioni previste dal 'fondo di solidarietà sanitaria come ad esempio balneoterapia, shiatsuterapia, massaggio sportivo ed elettroscultura (ginnastica passiva). Volevamo sapere anche l'importo degli interventi per chirurgia plastica, ma questi conti i Questori della Camera non ce li hanno voluti dare"(** facciamo noi la differenza algebrica!).

Perché queste informazioni restano riservate, non accessibili? Cosa c'è da nascondere? Ecco il motivo di quel segreto secondo i Questori della Camera: "Il sistema informatizzato di gestione contabile dei dati adottato dalla Camera non consente di estrarre le informazioni richieste. Tenuto conto del principio generale dell'accesso agli atti in base al quale la domanda non può comportare la necessità di un'attività di elaborazione dei dati da parte del soggetto destinatario della richiesta, non è possibile fornire le informazioni secondo le modalità richieste".

Il partito di Pannella, a questo proposito, è contrario. "Non ritengo - spiega la deputata Rita Bernardini - che la Camera debba provvedere a dare una assicurazione integrativa. Ogni deputato potrebbe benissimo farsela per conto proprio avendo gia l'assistenza che hanno tutti i cittadini italiani. Se gli onorevoli vogliono qualcosa di più dei cittadini italiani, cioè un privilegio, possono pagarselo, visto che già dispongono di un rimborso di 25 mila euro mensili, a farsi un'assicurazione privata. Non si capisce perché questa 'mutua integrativa la debba pagare la Camera facendola gestire direttamente dai Questori". "Secondo noi - aggiunge - basterebbe semplicemente non prevederla e quindi far risparmiare alla collettività dieci milioni di euro all'anno". Mentre a noi tagliano sull'assistenza sanitaria e sociale è deprimente scoprire che alla casta rimborsano anche massaggi e chirurgie plastiche private - è il commento del presidente dell'ADICO, Carlo Garofolini - e sempre nel massimo silenzio di tutti.
 
 
Contro la manovra del Governo Stampa l'articolo
Scritto da Administrator   
Venerdì 19 Agosto 2011 10:02
Manovra-bis: salvare le politiche sociali
Le proposte della Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap

Nel giro di un mese la già preoccupante Manovra di luglio (Legge 111/2011) viene ulteriormente aggravata di misure di forte impatto negativo sui cittadini, in particolare sulle persone con disabilità e le loro famiglie e con marcati profili di iniquità sociale ed inefficacia strutturale.
Ai giudizi già espressi in occasione dell'approvazione della Legge 111/2011, non possono, pertanto che aggiungersene degli altri derivanti dalla lettura del Decreto-legge 138/2011 in discussione alle Camere in questi giorni.

Delega per la riforma fiscale e assistenziale

La FISH continua a ritenere che il vero focus -da cui non ci si deve distrarre -sia la delega per la riforma fiscale e assistenziale. È dalla riforma dell'assistenza che il Governo intende recuperare 24 miliardi in due anni.
In tal senso il Decreto 138 nulla cambia rispetto alla Legge 111 (art. 40), salvo per il fatto che anticipa di un anno il preteso recupero di 4 miliardi (2012) e di 20 miliardi (2013).
Un elemento - che va rigettato - deve essere chiaro a tutti: la riforma fiscale che si intende avviare non è dettata da intenti di efficacia, efficienza, prossimità ai cittadini, tutela di dei livelli essenziali dei diritti, ma esclusivamente da ragioni di presunto risparmio.
Questo metodo la FISH lo rifiuta con forza!

Ma vogliamo che il metodo sia ancora più chiaro a tutti.

L'articolo 40 della Legge 111 di luglio 2011 prevede un taglio lineare della quasi totalità delle agevolazioni fiscali per la maggioranza dei contribuenti. Per l'esattezza la diminuzione sarà pari al 5% dal 2013 (ora 2012) e al 20% nel 2014 (ora 2013). Una mannaia su milioni di contribuenti, visto che le agevolazioni di cui si parla riguardano la detrazione delle spese sanitarie, dei familiari a carico, dei mutui per la prima casa, dei detrazione per reddito da lavoro dipendente oltre che delle deduzioni per l'assistenza specifica, per le badanti e per le colf e molti altri benefit.
La Legge tuttavia prevede una clausola di salvaguardia: quelle agevolazioni non verranno decurtate se entro il 30 settembre 2012 saranno adottati provvedimenti legislativi in materia fiscale ed assistenziale "aventi ad oggetto il riordino della spesa in materia sociale, nonché la eliminazione o riduzione dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale che si sovrappongono alle prestazioni assistenziali, tali da determinare effetti positivi, ai fini dell'indebitamento netto, non inferiori a 4.000 milioni di euro per l'anno 2012 ed a 20.000 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2013."

Pertanto le famiglie, in ispecie quelle in cui sia presente una persona con disabilità, verranno colpite in ogni caso.
Va detto che il Decreto 138 appena approvato, ammette una terza ipotesi, alternativa o aggiuntiva: pur di recuperare quei 24 miliardi il Governo potrà rimodulare anche le imposte indirette (tradotto: IVA, Imposte di bollo, Tasse di successione ecc.).
Va detto, a questo punto, che esiste già una bozza di delega sulla riforma fiscale e assistenziale.
Nella bozza solo l'ultimo articolo si riferisce all'assistenza, ma appare già più che sufficiente a provocare notevoli danni.
Il testo prevede di intervenire sull'ISEE, sulla definizione di "stato di bisogno", sull'armonizzazione dei servizi per "evitare sovrapposizioni", di interventi sui criteri di accesso all'indennità di accompagnamento, sul ruolo del enti non profit in una logica di welfare caritatevole.


La FISH ritiene, sulla base di ben altri motivi e necessità, che la riforma dell'assistenza sia necessaria e urgente, ma che vada affrontata in una logica molto diversa e soprattutto con la priorità dei diritti dei cittadini e della qualità dei servizi erogata vieppiù in una situazione di crisi economica e di tendenziale impoverimento delle famiglie.
La riforma non può essere affrontata con il solo intento di risparmio e in modo emergenziale.
La replica a questa irremovibile posizione di FISH è prevedibile: dove trovare quei 24 miliardi che servono entro due anni?

La risposta, o meglio "le risposte", si trovano già da una lettura critica del Decreto 138 appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale. E le risposte possono consentire un recupero ben superiore ai 24 miliardi.

Un primo elemento di recupero parziale di quei 24 miliardi lo troviamo già nella nuova "clausola di salvaguardia". Il Governo si riserva di intervenire in futuro sulle imposte indirette. Bene. Lo faccia subito: aumenti di un punto l'aliquota IVA (da 20 a 21%); e introduca una aliquota superiore per la tassa di successione sui patrimoni superiori ai due milioni di euro.
Ma vediamo gli altri aspetti e le controproposte della Federazione.

Tagli agli enti locali e ai Ministeri

Leggendo il Decreto 138, la più immediata preoccupazione deriva dagli ennesimi previsti tagli agli enti locali. In totale, già nel 2012 Regioni, Province e Comuni dovranno risparmiare 6 miliardi che diventeranno, 6,4 nel 2013, e 6,4 dal 2014 in poi. Per l'esattezza 3,6 dovranno essere recuperati dalle Regioni, 1,7 miliardi dai Comuni (2 miliardi dal 2013) e 700 milioni dalle Province (800 dal 2013 in poi). Il meccanismo è quello del patto di stabilità fra Stato e Autonomie locali cioè un assieme di regole che impedisce agli enti locali di gestire i propri bilanci oltre certi limiti (qualitativi e quantitativi di spesa).
Agli enti locali rimangono tre possibilità: diminuire la quantità e la qualità dei servizi; aumentare la partecipazione alla spesa da parte dei cittadini, oppure aumentare le imposte locali.
Una restrizione di tale entità incide profondamente sui servizi erogati ai cittadini, in particolare il trasporto pubblico, l'assistenza sociale (cioè i servizi sociali a bambini, disabili, anziani) e, ancora una volta, sulla sanità oltre che su molti altri servizi che oggi vengono garantiti, già con difficoltà e in modo disomogeneo, ai cittadini.
Questo taglio non interviene a freddo, ma in un comparto già molto dolente.
Rammentiamo le profonde retrazioni subite dalle politiche sociali nelle ultime tre finanziarie e leggi di stabilità, che hanno avvicinato allo zero quanto lo Stato destina all'assistenza.
Ad aggravare le già cupe prospettive nel nuovo Decreto, aumentano anche i tagli ai Ministeri già previsti dalla Manovra di luglio. La somma totale dovrebbe essere di 7,4 miliardi che un successivo decreto stabilirà come suddividere fra i diversi dicasteri. Sebbene il Ministro Tremonti ha rassicurato che questi tagli non riguarderanno la scuola, la ricerca e la sanità, non è possibile credere che una riduzione di tale mole non abbia alcun effetto sui cittadini.

La FISH, quindi, rigetta fermamente il taglio cui saranno costretti gli Enti locali nei prossimi anni, per le conseguenze devastanti sulla coesione sociale, sulla qualità di vita e sull'inesorabile impoverimento delle famiglie italiane. Tutti questi effetti sono moltiplicati per i nuclei a basso reddito, dove sono presenti anziani non autosufficienti e persone con disabilità. Va aggiunto un fortissimo rischio di istituzionalizzazione delle persone con disabilità: le famiglie non reggeranno l'impatto della nuova situazione e le persone con disabilità saranno costretti alla segregazione in istituto.

Sulle disfunzioni e sugli "sprechi" degli Enti locali va, tuttavia, avviata una seria riflessione, anche sull'onda di altri input del Decreto 138/2011. Ad esempio, una approfondita verifica va adottata sulle Aziende Municipalizzate per le quali si prevede con vaghezza la privatizzazione.
Troppo spesso le Municipalizzate hanno rappresentato una "valvola di sfogo" per la cosiddetta "partitocrazia": consigli di amministrazione ridondanti, un eccesso di dirigenti sistemati dalle segreterie dei partiti mentre manca un numero adeguato di tecnici con specifica competenza, sono la causa di attività scarsamente efficienti i cui costi (sia economici che di qualità) si riversano sui privati Cittadini.
Anche in questo caso il Decreto dovrebbe invece indicare con chiarezza come e dove diminuire i costi (ad iniziare dalle "poltrone" per finire con i requisiti professionali dei dirigenti), verosimilmente molto più ingenti che la soppressione di alcune province.
A proposito di queste ultime, non si ritiene razionale la cancellazione delle province in ragione del numero degli abitanti o del territorio di afferenza. Le province o hanno un'utilità o non ce l'hanno.
Pertanto, visto che la produttività di queste in seno alla Pubblica Amministrazione è straordinariamente bassa, e visto che le maggiori competenze sono state trasferite alle regioni e ai comuni, appare più seria una scelta univoca: la cancellazione di tutte le province evitando le indecorose discussioni su quali e quante debbano essere "salvate" dalla soppressione.

Tassa di solidarietà

Dalla cosiddetta tassa di solidarietà dovrebbero entrare nelle casse dello Stato 3,8 miliardi di euro.
Il meccanismo è quello dell'imposizione marginale aggiuntiva pari al 5% sui redditi lordi superiori ai 90mila euro e del 10% sui redditi lordi superiori ai 150mila euro.
Se da un lato è corretto applicare un prelievo aggiuntivo ai redditi superiori, il meccanismo è viziato da due elementi.
Il primo: evitano l'imposizione tutti gli evasori totali o parziali che - secondo dati della stessa Agenzia delle entrate - sono un numero cospicuo. Secondo proiezioni attendibili sfuggono dall'imposizione del fisco 179 miliardi di euro l'anno.
Senza un intervento profondo e moderno contro l'evasione fiscale, la misura risulta inefficace ed iniqua, colpendo solo chi già paga regolarmente le tasse.
In secondo luogo, l'imposizione non tiene conto della composizione del nucleo familiare e della presenza di minori o persone non autosufficienti o con disabilità.
La FISH ritiene che la tassa di solidarietà vada rivista, innalzando i limiti di applicazione, ma rimodulando il sistema di calcolo del reddito in modo che vengano considerati anche i grandi patrimoni e le grandi rendite finanziarie. Nella sostanza, introdurre la "patrimoniale" sui redditi/patrimoni elevati.

Evasione fiscale

Anche nella lotta all'evasione fiscale si ritiene possa essere prevista un'azione più energica, abbassando innanzitutto il limite di tracciabilità dei pagamenti a 1000 euro onde poter evitare ancora di più l'elusione fiscale.
Una ipotesi ulteriore, può essere la differenziazione della tracciabilità, imponendone una soglia ancora più bassa quando i pagamenti siano relativi a servizi o prestazioni o a fatturazioni in cui i servizi e le prestazioni siano prevalenti.
Inoltre, negli ultimi tre anni, il Parlamento ha più volte attivato Piani straordinari di verifica sulle "false invalidità". Ci si attende ora che piani delle medesima virulenza siano adottati contro gli evasori fiscali, orientando i controlli verso i settori di attività che negli ultimi anni si sono dimostrati più permeabili all'evasione fiscale. I dati sono già noti all'Agenzia delle entrate grazie ai cosiddetti studi di settore degli ultimi anni.

La repressione dell'evasione fiscale è un passaggio essenziale per le sorti e le politiche future di questo Paese e per questo ci si attende non condoni, non misure occasionali, non "misure promozionali", ma interventi strutturali per evitare che, anche in futuro, il gravame fiscale pesi solo sui redditi dei lavoratori e dei pensionati e che questo ammanco colposo sia una scusante per la mancata erogazione di servizi essenziali ai Cittadini.

Tasse sulle rendite finanziarie

Il Decreto 138/2011 prevede l'aumento dell'imposta sulle rendite finanziare al 12,5 al 20%, esclusi i titoli di Stato (BTP, BOT, Buoni postali).
Si tratta di un intervento che colpisce allo stesso modo i piccoli e i grandi risparmiatori. Molti di questi ultimi sono gli stessi istituti bancari, le grandi aziende .
Inoltre, le rendite finanziarie, in tal modo, continuano ad essere tassate meno del lavoro dipendente o autonomo. Ad esempio, uno degli speculatori in azione in questi giorni, subirà un'imposta pari al 20% anche se ha ricavato dai suoi traffici, supponiamo, 50mila euro, senza aver lavorato un'ora.
Non è purtroppo stata considerata la seria ipotesi, già adottata in alcuni Paesi europei, di applicare alle rendite finanziarie le aliquote IRPEF differenziate a seconda del reddito lordo.
In tal modo, l'imposta sarebbe progressiva e proporzionata anche alle rendite finanziarie, salvaguardando i piccoli risparmiatori.
Si apprezza, inoltre, l'ipotesi di un prelievo una tantum sui capitali rientrati da conti esteri in seguito al cosiddetto "scudo fiscale" (circa 200 miliardi) che rammentiamo erano stati "tassati" al 5% massimo. Va prevista una aliquota significativa almeno del 10%.
Su tale ipotesi vi sono delle proiezioni di sicuro interesse ai fini dei conti dello Stato: si valuta un rientro pari a circa 20 miliardi.
Non va dimenticato, tuttavia, che esistono ancora depositi illegali all'estero stimati in circa 150 miliardi di euro che continuano a sfuggire al controllo del fisco.
L'intensificazione dei controlli e la stipula di accordi internazionali che consentano di "inseguire" i depositi illegali all'estero, ci sembrano ormai un'azione indispensabile.

Le pensioni

Alla vigilia della presentazione del Decreto, ci si attendeva da più parti un intervento deciso sulle pensioni.
In realtà l'intervento "pensionistico" si è limitato alle lavoratrici del settore privato. Per esse la pensione di vecchiaia inizierà a scorrere dagli attuali 60 anni a 65 anni a partire già dal 2016 anzichè dal 2020. Lo slittamento che si concluderà nel 2028 quando la pensione di vecchiaia sia per gli uomini che per le donne sarà a 65 anni. Ovviamente ci potranno essere ulteriori interventi normativi per elevare il limite di 65 anni per la pensione di vecchiaia.
L'assenza di azioni più decise sulle pensioni (anticipare per tutti il limite dei 65 anni), ha raccolto il consenso di alcune parti politiche, ma ha comportato anche un effetto economico molto smorzato che si è dovuto compensare con altre misure, alcune già indicate in questo documento, altre quantomeno bizzarre quali, ad esempio, il rinvio di due anni del pagamento del TFR per i dipendenti pubblici che chiedono il pensionamento anticipato.

La FISH ritiene che sarebbe più responsabile ed equo anticipare nel tempo il limite di 65 anni di età, impattando in modo significato sui bilanci previdenziali di questo Paese.
Gli effetti di questa "indecisione", al contrario, saranno strutturali e incisivi nel tempo.
Infatti la spesa previdenziale rappresenta il 40% circa della spesa pubblica, contro il 2,7% della spesa per politiche sociali sulle quali le ultime due manovre si accaniscono senza ritegno.


Collocamento mirato

Il Decreto-legge 138 interviene anche sulla Legge 68/1999 (diritto al lavoro dei disabili). È singolare che mentre i mercati affondano, il disavanzo pubblico tocca vette record, il PIL si avvicina allo zero, si intervenga all'interno di una disposizione straordinaria anche una norma che riguarda il
collocamento mirato, come se questo fosse il maggior elemento di ostacolo al mercato del lavoro o all'attività imprenditoriale. Ma tant'è: quella che ne esce è una modificazione della norma originaria che ha luci ed ombre a seconda di come potrà funzionare la contrattazione a livello regionale e nazionale.
Il Decreto riguarda le imprese che occupano personale in diverse unità produttive o le imprese che fanno parte di un gruppo. Quindi riguarda le grandi aziende.
Queste come noto, devono rispettare un'aliquota minima di assunzioni obbligatorie (disabili, ad esempio). La nuova disposizione ammette che l'intera aliquota possa essere rispettata compensando le assunzioni fra unità o imprese che fanno parte dello stesso gruppo.
Per fare un esempio: se un gruppo industriale a tre imprese in tre regioni diverse, potrà provvedere al rispetto dell'aliquota obbligatoria, assumendo tutti i lavoratori in un'unica impresa.
Qualcosa di simile viene previsto anche per i datori di lavoro pubblici possano essere autorizzati, su loro motivata richiesta, ad assumere in una unità produttiva un numero di lavoratori aventi diritto al collocamento obbligatorio superiore a quello prescritto, portando le eccedenze a compenso del minor numero di lavoratori assunti in altre unità produttive, in questo caso, della medesima Regione.
Come già detto FISH ritiene "neutro" il provvedimento: la sua efficacia è correlata alla capacità di verificarne l'attuazione, contrattare con le grandi aziende tempi e modi di più efficace applicazione, proporre e diffondere buone prassi. La sua neutralità però non può essere di ostacolo al contenimento della disoccupazione ed all'inoccupazione specie se di lunga durata come per le disabilità intellettive, per le donne con disabilità, e nel sud.
Sarebbe una discriminazione inaccettabile.

Conclusioni

La Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap è perfettamente cosciente della gravità della situazione e non ignora le cause interne ed internazionali che l'hanno provocata ed aggravata.
La Federazione è costituita da persone che, prima di essere disabili, sono Cittadini e come tali devono e possono contribuire a trovare le soluzioni ai problemi attuali e futuri.
Riteniamo che il nostro impegno debba essere volto a scongiurare il default dei servizi sociali in Italia. Tagliare ancora sul sociale provocherebbe ulteriore depressione e un danno indelebile per tutta la collettività.
Le soluzioni alternative ci sono, sono percorribili e sostenibili.
L'Unione Europea chiede anche la tutela dei più deboli, il rispetto dei diritti civili ed umani, l'integrazione civile e sociale, la non discriminazione, le politiche attive per il Lavoro. L'Unione Europea non è la BCE. È qualcosa di più! È l'Unione dei popoli e non degli istituti di credito.
La Federazione interverrà presso tutti i soggetti istituzionali e presso i Parlamentari per evidenziare le proprie proposte, ma ha già deliberato l'intenzione di una mobilitazione generale, se necessaria, con la quale rendere ancora più evidente la propria posizione e le proprie proposte.

17 agosto 2011

FISH - Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap

www.fishonlus.it
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Scritto da Michele Lastilla   
Venerdì 19 Agosto 2011 09:15
La piattaforma sottostante è stata stilata da me e da Nadia. Per questo la diffondo nelle liste di cui sono master, ma vi prego di farla girare alle liste a cui siete iscritti e a tutti gli indirizzi e-mail di amici disabili che avete nella vostra rubrica telefonica, così come avete fatto per la sottoscrizione del documento che invito ancora a far aggiungere altre firme.
Dobbiamo passare a interventi verso Deputati, Senatori e forze politiche.
Grazie.

***

Questa è la piattaforma che abbiamo creato e su cui chiediamo condivisione sia nelle liste che su Facebook al gruppo disabili ''in'' viola.
Vi chiediamo di farla girare a tutti i vosti contatti e chi vuole aggregarsi a noi, in calce troverà le modalità. Sono a disposizione per chiarimenti.
Cell.: 3486531575
o Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

1) contattare forze esterne come popolo viola ed altri, affinchè le tematiche della disabilità venga inserita nel pacchetto rivendicazioni; tenete conto che dobbiamo, inoltre, difendere le pensioni di reversibilità utilissime per le donne che abbandonano il lavoro per badare ai figli disabili gravi e per gli stessi disabili che sono, alla morte dei genitori,.... abbandonati a sè stessi e sicuramente con solo la pensione di invalidità e l'accompagnamento 350 euro piu' 450, non riescono certo a vivere ed essere assistiti.

2) trovare il modo di essere coinvolti in trasmissioni radio e tv

3) trovare il modo che qualcuno famoso ci faccia da uomo immagine e partecipi in tv, ecc. a campagne di sensibilizzazione come fa Vauro per Emergency

4) trovare qualcuno che possa fare manifesti e una campagna visiva alla Oliviero Toscani con manifesti, ecc. sull'handicap da spargere in giro per
l'Italia.

A) inviare documenti a Deputati, Senatori, direttori carta stampata e tv, gruppi parlamentari, segreterie dei partiti, blog, giornali online, Presidenti Regioni, Province, Sindaci Comuni, Consiglieri Comuni, Province, Regioni.
A costoro vanno inviati documenti che spieghino la nostra condizione, i nostri problemi, i diritti che ci hanno negato.

B) manifestazioni pubbliche anche di poche persone ma con iniziative sensazinoali in grado di colpire per la loro originalità, sempre per rendere chiara a tutta la cittadinanza la nostra condizione.

C) incontri con parlamentari e personalità delle istituzioni per spiegare la nostra condizione.
Quello è il problema dei problemi.
Le associazioni aderenti alla FAND e FISH pretendono ogni delega da noi. Ciò non deve avvenire perchè dobbiamo essere noi a dettare i nostri bisogni e anche a rappresentarli nelle forme che crediamo utili e, soprattutto, direttamente con le nostre famiglie e chi è solidale.
Le associazioni non devono avere più deleghe in bianco da noi e devono muoversi per e come crediamo utile.

D) coinvolgere tutti i movimenti sociali di donne e uomini facendo capire che occorre una forte unità sui temi della disabilità come i disabili hanno fatto con i problemi sociali generali.

E) inventare iniziative che illustrino come i disabili sono discriminati doppiamente, come cittadini e come persone con difficoltà personali e familiari.

1) Tutti i movimenti e le organizzazioni che intendono farne parte, devono far pervenire a me o a Nadia la loro adesione.
Al mio indirizzo e-mail che è
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. e a quello di Nadia Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. devono essere inviate, proprio per evitare equivoci e per essere nella massima chiarezza, la dichiarazione di adesione al coordinamento nazionale disabiliinviola, inviando:

A) la ragione sociale della vostra organizzazione.

B) il nome con i dati del presidente o coordinatore con relativo indirizzo e-mail e numero di telefono, preferibilmente del telefono fisso per ovvie ragioni di contenimento dei costi.

Le adesioni individuali devono anch'esse pervenire agli indirizzi e-mail indicati scrivendo semplicemente: aderisco al coordinamento nazionale disabiliinviola.
Le organizzazioni che aderiscono collaborano attivamente con il coordinamento nazionale pur conservando la loro piena autonomia in sede locale.

2) Indicare il nome della persona che deve far parte della fabbrica del costituendo coordinamento. Il laboratorio deve contenere un numero ristretto di persone per snellire il lavoro (4-5 persone).

3) Gli operai devono elaborare le proposte e le iniziative da presentare al gruppo in fb per eventuali suggerimenti.

4) Il coordinamento nazionale formerà una ml che sarà il laboratorio di proposte e iniziative. La ml è ristretta al gruppo di lavoro per evitare grovigli inutili.

Invito tutti i responsabili delle organizzazioni di disabili a far pervenire entro oggi a me o a Nadia le loro osservazioni.
Ovviamente tutte le organizzazioni aderenti si adopereranno per allargare il cartello del coordinamento nazionale, facendo diffondendo le nostre notizie e, soprattutto, coinvolgendo altre organizzazioni che non fanno parte del coordinamento disabiliinviola o che non sono presenti ancora nel nostro gruppo in fb.

Grazie.

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