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Amnesty International 
IO PRETENDO DIGNITÀ
Benvenuto nel sito Movimento Rinnovamento Democratico
Invito - Barletta Stampa l'articolo
Scritto da Michele Lastilla   
Domenica 01 Maggio 2011 22:58

RINNOVAMENTO DEMOCRATICO,
Movimento disabili,  loro famiglie,  cittadini solidali  per i  diritti,  le pari opportunità,  per il rinnovamento e la democrazia
CF 93363130720

IDEAPUGLIA - Associazione per la integrazione sociale, informazione e tutela dei diritti delle persone disabili e anziane
Sede legale: Via Quarto 46, 70125 Bari
CF 93337770726    Tel: 334-3819705    e-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.


Referenti Barletta:
Pasquale Rizzi e-mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. cell. 349 77 28 523
Raffaele Boccasini e-mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. cell. 333 57 97 486

 

LA CONVENZIONE DELL’ONU SUI DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITA’
SEGNA L’INIZIO DI UNA NUOVA CULTURA DEL WELFARE

PER LA PROMOZIONE E TUTELA DEI DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITA’ E  PER I SERVIZI

IL MOVIMENTO RINNOVAMENTO DEMOCRATICO DISABILI, LORO FAMIGLIE, CITTADINI SOLIDALI
E IDEAPUGLIA ONLUS
                  
PROMUOVONO UN INCONTRO DIBATTITO
CON I CANDIDATI SINDACI PER BARLETTA
MARTEDI’ 3 MAGGIO ORE 17 
   PRESSO ATENEUM VIA MADONNA DEGLI ANGELI…


Sono invitati la cittadinanza,  amministratori, parlamentari, organizzazioni sociali, rappresentanti del mondo della scuola, del lavoro, della cultura, del volontariato, dell’associazionismo,  del tempo libero, degli urbanisti,  dei servizi.

QUAL E’ IL POSTO CHE NELLA SUA AZIONE POLITICA OCCUPERA’ LA CONVENZIONE DELL’ONU SUI DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITA’, IL SUO RISPETTO, LA SUA APPLICAZIONE, IL SUO MONITORAGGIO? 
PER QUALE WELFARE?

Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità: diritti civili, dignità umana, pari opportunità da semplici princìpi a garanzie da affermare nella azione politica. 

HANNO ASSICURATO LA LORO PARTECIPAZIONE I SIGNORI/E
NICOLA MAFFEI
MARIAGRAZIA VITOBELLO
SABRINA SALERNO
GIUSEPPE DI PAOLA
ALTRI CANDIDATI

INTRODUCE E CONCLUDE
Michele Lastilla
Coordinatore Movimento Disabili Rinnovamento Democratico 
PRESIDENTE IDEAPUGLIA ONLUS

 

 
Dove siamo e dove stiamo andando Stampa l'articolo
Scritto da Michele Lastilla   
Sabato 16 Aprile 2011 22:02
Cari amici,
il Movimento disabili Rinnovamento Democratico  ha le sue origini dalla constatazione che ormai ci si stava avviando verso un regime e che in questa marcia molti diritti fondamentali dell'uomo, quelli che definiamo diritti civili ed umani sarebbero stati sepolti al passaggio del rullo compressore della macchina di regime. Ci siamo chiesti se si poteva rimanere inerti e finire anche noi disabili sotto i cingoli di questa macchina che stava abbattendo e sradicando i diritti per seppellirli, schiacciandoli con un rullo compressore sotto terra.
Sì perchè, a mio modo di vedere, non siamo fuori della democrazia intesa come sistema in cui i cittadini sono lasciati liberi di fare o non fare. Siamo a una democrazia che nella sostanza non c'e' più. Esiste solo come forma illusoria da far bere al popolo.
Ora siamo ad una democrazia  in cui chi riceve il consenso popolare ritiene di essere stato investito di una libertà del fare e del disfare che è illimitata.
 
Potremmo discutere a lungo su questa forma di governo a democrazia ibrida, come se fossimo di fronte a un  frullato di frutta mista.
Ma, qui dobbiamo arrivare al dunque per non tediare chi legge.
 
Andando quindi alla sostanza del mio discorso, mi piace ragionare un attimo sulla democrazia vera, quella che è il contrario di quella che stiamo forzatamente vivendo in questo paese e forse molti inconsapevolmente, perchè la maggioranza è convinta che siamo in democrazia, che è giusto che chi ottiene la maggioranza dei voti possa fare e disfare con la classe politica che egli si sceglie. Insomma siamo a una visione zoppa della democrazia in cui il capo di una maggioranza ritiene di fare del potere ciò che vuole per effetto del consenso popolare. Per questo nomina di fatto i parlamentari, sì perchè questo è il porcellum, nomina i ministri che il presidente della repubblica convalida, e dovrebbe invece essere il contrario, perchè è il presidente della repubblica che nomina il governo. Il capo pretende di nominare i giudici e infine si crea la immunità e la ingiudicabilità, si pone, insomma, al di sopra e al di fuori della legge e al di sopra di tutti.
 
Democrazia, se riflettete è ben altra cosa e proviamo a rovesciare i termini del ragionamento precedente.
Chi comanda o governa, deve obbedire.
Deve rispettare le leggi che in democrazia sono le regole a cui tutti, dico tutti, devono essere sottoposti e che da tutti devono essere rispettate.
Rispetta la divisione dei poteri, quello giudiziario, quello legislativo, cioè il parlamento. Deve rispettare la Costituzione che è il  prodotto non di una minoranza o di una maggioranza, ma di tutti.
Essa è scritta dal popolo attraverso esponenti della cultura, della politica di ogni parte essi facciano parte, dall'intero parlamento, da esponenti della economia, della scuola, della società civile, eccetera. Ad essa devono tutti obbedienza e prima di tutti devono obbedienza il capo dello stato, il capo del governo, i presidenti delle istituzioni. Da chi il popolo dovrebber ricevere esempi se non da costoro?
Insomma chi comanda deve comandare obbedendo. Siamo noi in una situazione simile?
Non siamo forse in una che è l'opposto?
 
Allora, volendo concludere senza concludere, ma sempre per non tediare chi legge.
Quando vado dicendo dalla nascita del Movimento disabili Rinnovamento Democratico che noi disabili, ma in definitiva tutti i cittadini, dobbiamo agire, cosa intendo dire in sostanza?
Intendo dire, partendo dalle considerazioni su quale democrazia è mai questa in cui viviamo, che noi popolo e noi disabili, quindi, dobbiamo esercitare il nostro ruolo che non è quello di prendere il potere ma di vigilare, di esercitare il controllo dal basso. Il controllo da parte del disabile, delle donne, dei giovani, degli studenti, dei senza lavoro, delle famiglie, dei senza diritti, eccetera.  Il nostro problema non è conquistare il potere ma controllare i poteri. E come controlliamo tutto ciò: partecipando, partecipando non delegando tutto ma controllando davvero anche colui a cui deleghiamo qualche nostra rappresentanza.
Noi vogliamo partecipare direttamente, vogliamo una democrazia partecipata. Insomma, tanto per rimanere nel nostro ambito, noi dobbiamo essere ascoltati quando il comune, la regione, il Parlamento progettano per noi. Vogliamo una progettazione partecipata quando si preparano servizi sociali per noi e per le famiglie dei disabili.
Ad esempio, se il comune deve eliminare le barriere architettoniche e rendere il territorio urbano e gli uffici pubblici fanno altrettanto, noi dobbiamo chiedere una progettazione partecipata, una progettazione che si faccia sentendo le esigenze e i problemi di chi li vive direttamente.
Non crediamo di pretendere  in questo modo l'impossibile. Che governino pure! ma che governino per noi e non contro di noi. Che facciano leggi per i cittadini e non per il capo o per i suoi cortigiani. Qui è il punto vero. Questo è quello che, a mio giudizio i cittadini dovrebbero capire e che le forze di opposizioni dovrebbero aiutare a capire.
Siamo di fronte a una grossa novità di questo tipo. Ma ce l'ha detto qualcuno? Ne ha mai parlato qualcuno? 
Noi dobbiamo partecipare quindi cari amici. Se non facciamo questo siamo finiti.
Noi dobbiamo controllare dal basso, controllare i nostri dirigenti e obbligarli a comandare obbedendo non a chiedere obbedienza e a trattarci come sudditi, come schiavi solo perchè hanno avuto la maggioranza dei voti.
Perciò cari amici disabili, cari cittadini con noi solidali partecipate, aderite al nostro movimento come strumento di controllo e di partecipazione democratica.
Noi dobbiamo essere protagonisti. Lo sto dicendo da 3 anni.
Noi vogliamo lottare per i diritti, per la libertà nostra e di tutti, per una giustizia giusta, per la giustizia sociale.
Non state a guardare e scrollare spalle. E' in gioco il vostro presente e il vostro futuro. Il presente e il futuro delle nostre famiglie e di tutti noi e soprattutto dei giovani.
         
 
Lettera aperta al Presidente della Repubblica Stampa l'articolo
Scritto da Michele Lastilla   
Venerdì 15 Aprile 2011 21:40
Cari amici, vi invito ad aderire all'appello che leggerete di seguito e inviarlo al Presidente Napolitano.

Nessuno di noi è talmente stupido da credere che un appello possa fare la rivoluzione che va fatta, invece, dagli uomini.
Ma a chi ha la puzza sotto il naso e disdegna questa forma che il cittadino ha per dimostrare il proprio dissenso e il proprio stato d'animo, dico che gli appelli non sono un disvalore ma un valore aggiunto della democrazia, in questo momento non più tale, perchè oggi non siamo più tutti uguali davanti alla legge.

***
LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, ON. GIORGIO NAPOLITANO

Signor Presidente,
Lei non può certo conoscere i nostri nomi: siamo dei cittadini fra tanti di quell'unità nazionale che Lei rappresenta.
Ma, signor Presidente, siamo anche dei "ragazzi di Barbiana".
Benchè nonni, ci portiamo dietro il privilegio e la responsabilità di essere cresciuti in quella singolare scuola, creata da don Lorenzo Milani, che si poneva lo scopo di fare di noi dei "cittadini sovrani".
Alcuni di noi hanno anche avuto l'ulteriore privilegio di partecipare alla scrittura di quella "Lettera a una professoressa" che da 44 anni mette in discussione la scuola italiana e scuote tante coscienze non soltanto fra gli addetti ai lavori.
Il degrado morale e politico che sta investendo l'Italia ci riporta indietro nel tempo, al giorno in cui un amico, salito a Barbiana, ci portò il comunicato dei cappellani militari che denigrava gli obiettori di coscienza.
Trovandolo falso e offensivo, don Milani, priore e maestro, decise di rispondere per insegnarci come si reagisce di fronte al sopruso.
Più tardi, nella "Lettera ai giudici", giunse a dire che il diritto - dovere alla partecipazione deve sapersi spingere fino alla disobbedienza: “In quanto alla loro vita di giovani sovrani domani, non posso dire ai miei ragazzi che l'unico modo d'amare la legge è d'obbedirla.
Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando avallano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate”.

Questo invito riecheggia nelle nostre orecchie, perché stiamo assistendo ad un uso costante della legge per difendere l'interesse di pochi, addirittura di uno solo, contro l'interesse di tutti.
Ci riferiamo all’attuale Presidente del Consiglio che in nome dei propri guai giudiziari punta a demolire la magistratura e non si fa scrupolo a buttare alle ortiche migliaia di processi pur di evitare i suoi.

In una democrazia sana, l'interesse di una sola persona, per quanto investita di responsabilità pubblica, non potrebbe mai prevalere sull'interesse collettivo e tutte le sue velleità si infrangerebbero contro il muro di rettitudine contrapposto dalle istituzioni dello stato che non cederebbero a compromesso.
Ma l'Italia non è più un paese integro: il Presidente del Consiglio controlla la stragrande maggioranza dei mezzi radiofonici e televisivi, sia pubblici che privati, e li usa come portavoce personale contro la magistratura. Ma soprattutto con varie riforme ha trasformato il Parlamento in un fortino occupato da cortigiani pronti a fare di tutto per salvaguardare la sua impunità.

Quando l'istituzione principe della rappresentanza popolare si trasforma in ufficio a difesa del Presidente del Consiglio siamo già molto avanti nel processo di decomposizione della democrazia e tutti abbiamo l'obbligo di fare qualcosa per arrestarne l'avanzata.

Come cittadini che possono esercitare solo il potere del voto, sentiamo di non poter fare molto di più che gridare il nostro sdegno ogni volta che assistiamo a uno strappo. Per questo ci rivolgiamo a Lei, che è il custode supremo della Costituzione e della dignità del nostro paese, per chiederLe di dire in un suo messaggio, come la Costituzione le consente, chiare parole di condanna per lo stato di fatto che si è venuto a creare. Ma soprattutto Le chiediamo di fare trionfare la sostanza sopra la forma, facendo obiezione di coscienza ogni volta che è chiamato a promulgare leggi che insultano nei fatti lo spirito della Costituzione.
Lungo la storia altri re e altri presidenti si sono trovati di fronte alla difficile scelta: privilegiare gli obblighi di procedura formale oppure difendere valori sostanziali. E quando hanno scelto la prima via si sono resi complici di dittature, guerre, ingiustizie, repressioni, discriminazioni.

Il rischio che oggi corriamo è lo strangolamento della democrazia, con gli strumenti stessi della democrazia. Un lento declino verso l'autoritarismo che al colmo dell'insulto si definisce democratico: questa è l'eredità che rischiamo di lasciare ai nostri figli.
Solo lo spirito milaniano potrà salvarci, chiedendo ad ognuno di assumersi le proprie responsabilità anche a costo di infrangere una regola quando il suo rispetto formale porta a offendere nella sostanza i diritti di tutti.
Signor Presidente, lasci che lo spirito di don Milani interpelli anche Lei.

Nel ringraziarla per averci ascoltati, Le porgiamo i più cordiali saluti.

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