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Disabili: reagiamo alla politica del colpo su colpo Stampa l'articolo
Scritto da Michele Lastilla   
Mercoledì 22 Dicembre 2010 10:04
Cari amici, ormai l'elenco degli attacchi alle conquiste dei disabili si sta facendo lungo e sempre più preoccupante.
La forbice fra diritti negati, servizi soppressi, tagli effettuati e ciò che rimane ancora in piedi si sta allargando paurosamente.
Noi del Movimento Rinnovamento Democratico un anno prima che questa infausta politica fosse attuata in modo impudente e arrogante, senza più il minimo rispetto per le persone disabili, le loro conquiste e le loro famiglie, abbiamo deciso di costituirci in movimento proprio per offrire ai disabili, alle famiglie e ai cittadini con loro solidali, uno strumento di lotta democratica che ci vedesse protagonisti diretti.
Lo abbiamo fatto perchè le associazioni storiche ormai da tempo segnano il passo e hanno dimostrato di non essere in grado di interpretare i nuovi bisogni e, soprattutto, non hanno saputo sviluppare una nuova politica rispondente ai mutamenti sociali e al nuovo welfare che non è più legato al semplice servizio di patronato e al collocamento al lavoro.
Le associazioni storiche sono state persino incapaci di rinnovare il proprio gruppo dirigente e, purtroppo, anche in presenza di mutamenti sociali importanti anche recentissimamente da un congresso di una associazione è venuto fuori con chiarezza il rifiuto a rinnovarsi confermando ancora una volta per altri ben 5 anni un gruppo dirigente che da mezzo secolo conduce una politica obsoleta e di altri tempi.
Di questo ne abbiamo ampiamente trattato.
Ora mi preme ancora una volta sollecitare una vostra riflessione e una conseguente presa di posizione.

Lo sviluppo degli eventi di questi ultimi mesi ci obbliga a non rimanere più passivi e inerti, a non guardare più ciò che succede e, soprattutto, a non affidare più il nostro destino unicamente nelle mani delle associazioni.
Dobbiamo far notare la nostra presenza organizzata non solo nelle associazioni che si arrogano il diritto di trattare per noi con i governi, il Parlamento, eccetera e pretendono di farlo in modo antidemocratico e monopolistico. Noi dobbiamo organizzarci per far sentire la nostra voce in modo diretto insieme a quella delle famiglie e dei cittadini che ci sono vicini.
Vi invito ad aderire a Rinnovamento Democratico, il Movimento di disabili, loro famiglie e cittadini solidali per i diritti, le pari opportunità, per la democrazia.
Vi invito ad aderire perchè è ormai ora di urlare i nostri diritti con la nostra voce e non con quella di vecchi personaggi che hanno saputo solo dividere i disabili impoverendone molti e rendendo un po' più fortunati altri.
Dobbiamo urlare i nostri diritti perchè le associazioni storiche, e fra esse una in particolare, anche in queste ore così difficili per noi, fatte di tagli, di soppressione di servizi e di arretramento sul piano dei diritti civili, in queste ore così tetre e sempre più pericolose per noi, non fa altro che chiedere aiuto ai soci perchè venga assicurata alle loro strutture la grande massa di danaro pubblico che dallo Stato, dal Governo, dal Parlamento, dai Comuni, dalle Province confluisce nelle casse dell'associazione anzichè ai disabili sotto forma di linfa per i servizi che vengono soppressi.
Dobbiamo aver chiaro che una cosa è finanziare una associazione perchè possa mantenere immobili, impiegati assunti in numero esorbitante e per costituire centri che si ripetono in doppioni in tutto il territorio (vedi i 13 centri del libro parlato), una cosa è mantenere strutture costosissime e pretendere di farlo con il finanziamento pubblico, altra cosa è destinare tutte le risorse a servizi per le persone con disabilità.
Noi non vogliamo la fine dell'associazionismo. Vogliamo però che le associazioni svolgano il loro compito e non pretendano di avere il monopolio della politica sulla disabilità.
Le associazioni storiche devono accettare il pluralismo associativo, assicurare la circolazione delle idee e, soprattutto, accettare e partecipare al gioco democratico.
Questo cambiamento può avvenire, però, se i disabili comprendono che sono loro in prima persona che devono urlare i loro diritti e lo devono fare stimolando ed organizzandosi liberamente in movimenti che stimolino le forze politiche e le associazioni.
Non possiamo più stare a guardare e sperare che domani non piova.
Dobbiamo agire dentro e fuori delle associazioni.
Se il Comune, il Governo, la Regione, il Parlamento negano i nostri diritti, non dobbiamo mandare un manipolo di disabili con in testa un presidente ormai stravecchio con in testa una politica antidemocratica, fatta di arroccamenti e chiusure, a rappresentare i nostri problemi.
Lo dobbiamo fare noi, con il Movimento Rinnovamento Democratico ad esempio, e comunque lo dobbiamo fare direttamente noi.
Perchè non manifestare davanti ai palazzi del potere in modo civile, democratico ma deciso, così come fanno tutti i cittadini che rivendicano diritti?
Noi dobbiamo urlare i nostri diritti sotto le finestre del palazzo senza togliere nulla alle associazioni che vogliono agire e magari insieme a noi.
Ma dobbiamo farlo al di fuori della associazione come all'interno se vogliamo contare, se vogliamo far entrare aria nuova nelle associazioni e spalancare finestre ormai sbarrate da 50 anni.
La domanda di rinnovamento che viene da molti soci dell'unione ciechi non può avvenire sperando che il vecchio presidente faccia piccole concessioni o faccia la politica di un passo avanti e due indietro.
Ma comprendete che gli eventi ci stanno travolgendo con la velocità della luce?
Comprendete che non si può stare lì ad attendere che si apra qualche varco nella monolitica associazione e che non possiamo attendere che ciò avvenga con lentezza e fra 5 anni?
Noi siamo sbattuti come fuscelli da un uragano antisolidaristico e irriguardoso dei diritti della gente. Siamo travolti da una politica egoistica, di lobby, dalla prepotenza di gruppi dei poteri forti presenti nella società.
Siamo ormai all'angolo cari amici.
Non possiamo far finta che non ci sta succedendo nulla.
Non possiamo stare a spassarcela con le chat, la pizza e il lettore di ultimo grido, convinti che faranno altri per noi.
Non possiamo più farlo.
Ognuno deve svolgere la sua parte.
Dovrebbe venire con noi nel Movimento, fare gruppo forte e numeroso, capace di urlare sotto le finestre del potere e di prendere iniziative che siano visibili dalla collettività.
Smettiamo di farci considerare poverini e incapaci di rappresentare i propri interessi.
Ripeto, non si tratta di distruggere le associazioni.
Con la nostra azione diretta, invece, le fortificheremo e le cambieremo, daremo loro il carburante necessario per muoversi e non restare ferme nel cimitero degli elefanti.
Vi invito ad aderire al nostro Movimento e a far aderire altri disabili, le famiglie, gli amici che solidarizzano con voi e che comprendono quali sono davvero i problemi di un disabile nella società di oggi.
Se saremo rinunciatari ci faremo del male da soli e non riusciremo più a risalire la china.
L'augurio per il nuovo anno è che comprendiamo che è necessario inaugurare una nostra presenza nuova, diretta e partecipata, da protagonisti attivi per il cambiamento della società, per il cambiamento delle associazioni, per la tutela e la affermazione dei nostri diritti.

 
 
La prepotenza totalitaria del movimento pro-vita Stampa l'articolo
Scritto da Administrator   
Lunedì 29 Novembre 2010 19:26
La prepotenza totalitaria del movimento pro-vita

di Paolo Flores d'Arcais

La pretesa del movimento cosiddetto “pro-vita” di avere nella trasmissione “Vieni con me” uno spazio riparatorio per quello dato alla signora Welby e a Beppino Englaro è una mostruosità dalle molte facce, emblematiche dell’oscurantismo e dei rovesciamenti semantici orwelliani in cui il regime ha precipitato il paese.

Prima indecente manipolazione: il movimento cosiddetto “pro-vita” finge di chiedere una presenza da Saviano e Fazio per difendere il diritto dei malati in condizioni tragiche come quella di Welby, o di persone da anni in coma vegetativo permanente (come Eluana), di ricevere le cure e l’assistenza adeguate. Ma c’è qualcuno che abbia mai messo in discussione tale diritto? Se questo è il tema, gli “antagonisti” dei cosiddetti “pro-vita” non sono certo le famiglie Welby e Englaro, né Saviano e Fazio, ma semmai un’indecente politica del governo che sulla sanità ha tagliato a man bassa, e non fornisce ai malati terminali (e a molti altri) tutto il sostegno che sarebbe doveroso, quale che ne sia il costo.

Perché allora il movimento cosiddetto “pro-vita” pensa di aver diritto a uno spazio analogo a quello di Englaro e Welby, visto che tutti – tranne il governo – siamo d’accordo nell’esigere ogni genere di cura e assistenza per i malati terminali che ne vogliano fare uso? Perché il movimento cosiddetto “pro-vita” pretende che tali malati ne DEBBANO fare uso anche se non vogliono. Mentre Englaro e Welby hanno sempre e solo chiesto che ciascuno possa decidere in libertà e veda rispettato dal sistema sanitario la propria decisione di coscienza. Di questo si è occupato “Vieni via con me”: non della tragedia di una malattia e di una disgrazia terribile, nella quale sono accomunati Welby, Eluana e coloro che il movimento cosiddetto “pro-vita” dichiara di rappresentare. Ma delle vittime di una ulteriore tragedia, voluta dagli uomini e non dal caso: che, nell’orizzonte di una condanna a morte senza colpa alcuna (questa è una malattia terminale, o lo stato vegetativo permanente) viene anche condannato – per crudeltà degli uomini sani – a passare l’attesa dell’esecuzione nella ferocia della tortura inenarrabile.

C’è infatti una asimmetria assoluta tra la richiesta dei Welby e degli Englaro e le pretese dei cosiddetti “pro-vita”. I primi chiedono che sia rispettato la propria scelta sulla propria vita, senza sognarsi di imporla e neppure di suggerirla agli altri compagni di sventura. I secondi all’opposto pretendono di costringere tutti, con la forza del braccio secolare della legge, a condividere la propria. Se la decisione di ciascuno sulla propria vita fosse garantita, come dovrebbe essere in qualsiasi paese che si dichiari civile e che sbandieri il principio della eguale dignità fra le persone, Saviano e Fazio non avrebbero invitato nessuno in trasmissione, perché non sarebbero mai esistiti un “caso Welby” e un “caso Englaro”.

Welby chiedeva solo che sulla propria vita fosse lui a decidere, anziché il cardinal Ruini, Beppino Englaro chiedeva solo che sullo stato vegetativo di Eluana decidesse la volontà espressa da Eluana, anziché quella del cardinal Bagnasco. Saviano e Fazio avrebbero il dovere civile di invitare i cosiddetti “pro-vita” (e lo avrebbero certamente fatto) se ci fosse un movimento o una legge che pretende di imporre a tutti i malati terminali la scelta di Welby, l’obbligo – anziché la libertà – di staccare la spina. Ma una prepotenza del genere non è mai venuta in mente a nessuno. O meglio: potrebbe essere la conseguenza inattesa proprio della logica del movimento cosiddetto “pro-vita”. Perché se sulla mia vita o la tua, amico lettore, o la vostra, signori della cosiddetta “pro-vita”, non ha titolo a decidere esclusivamente chi la propria vita la vive, ma la maggioranza di governo del momento, quella maggioranza domani potrebbe imporre di staccare la spina a tutti, anche a chi non vuole, magari invocando motivi di budget. Una mostruosità totalitaria. Come qualsiasi pretesa che sulla tua vita decida il governo anziché tu stesso.

Paolo Flores d'Arcais

Tratto da MicroMega
(28 novembre 2010)
 
Politiche sociali: una morte annunciata? Stampa l'articolo
Scritto da Administrator   
Domenica 28 Novembre 2010 14:49
Tra i fondatori di questo movimento c'è il nostro Movimento Rinnovamento Democratico disabili, loro famiglie, cittadini solidali, per i diritti, le pari opportunità e la democrazia che hanno promosso la
(Campagna «I diritti alzano la voce»*)

Dal Fondo per le Politiche Sociali a quello per la Non Autosufficienza, dall'Infanzia all'Immigrazione, dalle Politiche per la Famiglia a quelle per i Giovani e altro ancora, i dati parlano chiaro: la prossima Legge di Stabilità del Governo non si limiterà a dei semplici tagli, ma darà vita, in tutti questi settori, a una vera e propria "carneficina", che si ripercuoterà in primo luogo proprio sui soggetti più deboli. Nel corso di un convegno organizzato a Bologna, la Campagna "I diritti alzano la voce" - promossa da venticinque organizzazioni del volontariato e del terzo settore italiani - chiede con forza al Governo e al Parlamento di rivedere gli stanziamenti relativi ai vari Fondi Sociali, mantenendoli almeno ai livelli, comunque già del tutto inadeguati, del 2010
La Legge di Stabilità che sta per essere approvata in Parlamento metterà definitivamente in ginocchio il sistema dei servizi sociali italiani e colpirà pesantemente i tanti cittadini e le numerose famiglie che di questi servizi hanno particolare bisogno.
La Campagna "I diritti alzano la voce"  - promossa da venticinque organizzazioni del volontariato e del terzo settore italiani - critica fortemente la manovra finanziaria decisa dal Governo. Proprio nel momento, infatti, in cui i cittadini dovrebbero poter contare su Istituzioni che li aiutano dinanzi alle gravi difficoltà provocate dalla crisi economica, lo Stato batte in ritirata e lascia completamente sole le famiglie, scaricando su di esse un peso insostenibile.
 
«Siamo in presenza di una forte regressione sul terreno dell'uguaglianza e della solidarietà»: è questo il messaggio che la campagna manda al mondo politico e all'opinione pubblica da Bologna, dove trecento persone hanno partecipato al convegno denominato Universale e locale. Istituzioni e terzo settore insieme per un nuovo welfare.
Ciò che appare ingiustificabile e inaccettabile è l'incredibile riduzione di risorse che hanno subito i Fondi Nazionali che riguardano le politiche sociali: dal 2008 al 2011, infatti, le risorse complessive subirebbero una riduzione di quasi l'80%! Nessun altro settore di tale rilevanza ha accusato una decurtazione anche solo paragonabile.
Scendendo nel dettaglio, il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali scenderebbe dai 929,3 milioni di euro del 2008 a 275,3; il Fondo per la Non Autosufficienza (già fortemente sottodimensionato) passerebbe da 300 milioni (400 nel 2009 e nel 2010) a zero; il Fondo per le Politiche della Famiglia da 346,5 a 52,5; il Fondo Servizi Infanzia - che ammontava a 100 milioni - resterebbe a zero, come nel 2010; il Fondo per le Politiche Giovanili passerebbe da 137,4 a 13,4 milioni; il Fondo Affitto da 205,6 a 33,5 milioni; il Fondo per l'Inclusione degli Immigrati, che ammontava a 100 milioni nel 2008, è stato azzerato già nel 2009.
Qualche milione, inoltre, verrebbe tolto anche al Fondo Nazionale Infanzia e Adolescenza, che diminuirebbe da 43,9 a 40 milioni, come nel 2010.
Nel complesso, le risorse destinate al sociale passerebbero dai 2 miliardi 527 milioni del 2008 ai poco più di 545 milioni previsti, a oggi, per il 2011.
Le difficoltà economiche di Regioni ed Enti Locali si tradurranno non solo in meno servizi, ma anche in un aumento dei ritardi nei pagamenti dovuti al Terzo Settore, che già ora sono talmente alti - in alcune Regioni si arriva anche a due anni - da mettere a rischio la sopravvivenza stessa delle organizzazioni: siamo quindi al collasso!
Tanto più che - come noto - il Governo ha deciso di tagliare anche il 75% del Fondo del cinque per mille, di cui usufruiscono pure le organizzazioni sociali.
 
Ebbene, come è emerso con  chiarezza a Bologna, saranno proprio i più deboli a pagare tali scelte politiche, perché Regioni e Comuni non saranno in grado di assicurare servizi essenziali, come l’assistenza domiciliare agli anziani, i servizi di supporto alla famiglia, i contributi economici che aiutano le famiglie ad arrivare alla fine del mese, gli interventi per i bambini e i ragazzi con problemi di disagio sociale e quelli in favore delle persone con disabilità. E si tratterà di una morte annunciata, dopo anni di tagli sistematici.
La Campagna "I diritti alzano la voce" ribadisce dunque il principio che le Istituzioni Pubbliche debbono agire attivamente per preservare e promuovere il benessere sociale di ogni cittadino e che la solidarietà si esercita, prima di tutto, contribuendo - in modo proporzionale al proprio reddito - al finanziamento di servizi che riguardano la collettività e, in particolare, i soggetti più deboli.
Si chiede quindi al Governo e al Parlamento di rivedere gli stanziamenti relativi ai fondi sociali, mantenendoli almeno ai livelli - comunque già del tutto inadeguati - del 2010.

*Campagna lanciata nel febbraio di quest'anno, con l'adesione di venticinque organizzazioni del volontariato e del Terzo Settore italiani, tra cui quella della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap). Le organizzazioni aderenti sono esattamente: Antigone - ARCI - ARCIragazzi - Associazione Città Visibile - Associazione Familiari Alzheimer Pordenone ONLUS - Associazione Welcome - Auser - Centro Iniziative e Ricerche Euromediterraneo (CIREM), Napoli - Comitato Diritti Civili delle Prostitute - Comunità Saman - Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) - Emmaus Italia - ERIT Italia - Eurocare Italia - Federazione Internazionale "Città sociale", Campania - Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap (FISH) - Federazione Italiana Organismi per le Persone senza Dimora (FIO.PSD) - Federazione SCS/CNOS-Salesiani per il Sociale - Forum Droghe - Ires Campania - Jesuit Social Network (JSN) Italia - Lunaria - Movimento per il Volontariato Italiano (MOVI) - Movimento Rinnovamento Democratico - Solidarietà e Cooperazione-CIPSI.

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