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Indennità di accompagnamento: cosa cambia? Stampa l'articolo
Scritto da Administrator   
Venerdì 08 Ottobre 2010 21:54
Franco Bomprezzi torna su quanto avevo già segnalato ieri a proposito del governo che torna sulla stretta contro i disabili, facendo fare all'Inps quanto aveva tentato di fare con la manovra Tremonti.

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Facile costruire titoli a effetto sulle farneticazioni attorno alla Rupe Tarpea. Più difficile e impegnativo lavorare e scavare negli interstizi della burocrazia del welfare, che oggi detiene le leve del potere nei confronti del cittadini. Ed è proprio qui che "continua la vergogna", con l'INPS che, "giocando sulle parole", sta letteralmente "riscrivendo le regole" in tema di assegnazione dell'indennità di accompagnamento, dimostrando una volta di più - se ce n'era bisogno - che la spesa per indennità, pensioni e benefìci vari nei confronti degli invalidi civili viene ritenuta incompatibile dal Governo con lo stato del bilancio pubblico

Da SUPERANDO

Leggo e inorridisco. Carlo Giacobini, responsabile del Servizio HandyLex.org e direttore editoriale di Superando.it, come sempre si documenta più di ogni altro prima di scrivere in quale modo l'INPS stia letteralmente "reinventando le regole" per l'assegnazione dell'indennità di accompagnamento agli invalidi civili, dopo avere già cambiato le procedure per le visite di controllo, puntando di fatto a raddoppiare le visite, prima all'ASL e poi all'INPS [di entrambe le questioni qui sollevate il nostro sito ha dato notizia nei giorni scorsi, rimandando tra l'altro agli approfondimenti proposti da HandyLex.org. Se ne può leggere cliccando rispettivamente qui e qui, N.d.R.].
La mobilitazione di Roma del 7 luglio scorso, il ritiro degli emendamenti governativi, la soddisfazione generale per avere sventato una manovra cervellotica e punitiva nei confronti degli invalidi "veri" - senza per questo intaccare i cosiddetti "falsi invalidi" - sono ormai retorica del passato?

Il mondo delle persone con disabilità, dunque, deve tornare subito a combattere una battaglia durissima prima che le conseguenze delle direttive dell'INPS alle proprie sedi diventino talmente cogenti da fare danni.
Io non credo che l'INPS possa muoversi in modo così spudoratamente grave, senza l'avallo forte del ministro dell'Economia Tremonti, che notoriamente ha avviato la campagna contro i falsi invalidi, la quale in verità serviva a giustificare un taglio drastico alla spesa attuale per pensioni di invalidità, assegni e indennità di accompagnamento.
Non ho neppure più voglia di ripetere tutto ciò che ho scritto nei mesi scorsi su tali questioni. Chi ha tempo potrà scoprire come molte delle cose che stanno accadendo adesso fossero già ampiamente previste. Sono scoraggiato da un lato, arrabbiato dall'altro.

Provo comunque a spiegare in sintesi giornalistica ciò che Giacobini, in HandyLex.org, argomenta in termini tecnici.
Prima questione: l'INPS, non contenta del ruolo assunto nel controllo delle certificazioni di invalidità, suggerisce e propone, nei casi controversi, di avere l'ultima parola. Cito Carlo Giacobini: «...saranno molti i Cittadini che verranno, d'ora in poi, sottoposti ad una doppia visita: prima all'ASL e poi all'INPS. I disagi e i ritardi aumenteranno parecchio. Considerando il clima politico-culturale attuale e l'evoluzione delle disposizioni in materia, appare poco convincente la motivazione di INPS che tali procedure siano rivolte ad un minor disagio per il Cittadino. Sorge poi un dubbio circa il significato del permanere dei Medici INPS in seno alle Commissioni ASL. Se il loro coinvolgimento era motivato dall'opportunità di accelerare e ottimizzare i procedimenti, dopo le nuove indicazioni, questa presenza appare solo come un costo per INPS e non come un vantaggio per il sistema. Ma forse è proprio questo il problema. Ultima notazione, riguarda la "rilettura" presente nelle "Linee Guida" [sono le "Linee Guida operative in invalidità civile", inviate dal Direttore Generale dell'INPS ai Direttori Regionali dell'Istituto, N.d.R.] rispetto ai criteri medico-legali di accertamento delle minorazioni civili. In più passaggi, vi sono affermazioni ed interpretazioni che non trovano fondamento nella normativa vigente e che sono comunque discutibili anche sotto il profilo della letteratura scientifica in materia».

Preso atto che nel frattempo - per dichiarazione del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Sacconi - sono meno di 9.000 le pensioni di invalidità revocate nei primi mesi del 2010 dall'INPS, si capisce bene che cosa stia accadendo: è evidente, infatti, che la spesa per indennità di accompagnamento, pensioni di invalidità e benefìci vari nei confronti degli invalidi civili viene ritenuta dal Governo incompatibile con lo stato del bilancio pubblico. Occorre dunque tagliare, ridurre, inserire clausole di controllo severe e apparentemente inattaccabili.
Si gioca a questo punto sulle parole, sul concetto di autonomia, di capacità di svolgere gli atti quotidiani della vita. Dietro ogni aggettivo aggiunto o tolto, dietro ogni frase che definisce i requisiti, ci sono le persone, a migliaia, che vedono messa in discussione non la propria onestà - che è evidente - ma quel minimo di serenità che è legato a uno status di cittadinanza.
Tornano in discussione, con le nuove Linee Guida dell'INPS, ad esempio le persone con sindrome di Down, ma non solo. Anche i paratetraplegici che hanno raggiunto, faticosamente, un minimo livello di autonomia, cominciano di nuovo a temere controlli, visite, revisioni al ribasso.

La cosa più grave è che questa situazione riguarda, di volta in volta, singole persone, chiamate a una a una dall'INPS a visita di controllo.
Difficile, se non impossibile, avere un quadro esatto della situazione e delle disparità di trattamento da Nord a Sud. Senza contare il giudizio diffuso in base al quale al Sud, di sicuro, le pensioni di invalidità e le indennità di accompagnamento sono troppe e sono state assegnate per motivi come minimo clientelari.
Nessuno si preoccupa, ora, di verificare che cosa succede nel concreto alle persone disabili vere e alle loro famiglie.

Stiamo vivendo tempi cupi. E i giornali non aiutano. Facile costruire titoli a effetto sulle farneticazioni attorno alla Rupe Tarpea. Più difficile e impegnativo lavorare e scavare negli interstizi della burocrazia del welfare, che oggi detiene le leve del potere nei confronti del cittadini. La vergogna continua. E l'autunno è appena iniziato.

*Testo apparso anche in «FrancaMente», il blog senza barriere di Vita.blog, con il titolo Inps, ci risiamo e qui ripreso con una serie di adattamenti.
 
 
 
Disabili. L'ora del riscatto contro un governo e una politica ostile Stampa l'articolo
Scritto da Administrator   
Giovedì 07 Ottobre 2010 21:48
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Cari amici, sulle questioni inerenti la disabilità siamo intervenuti più volte, invitando tutti gli interessati a rendersi protagonisti in prima persona nellatutela dei loro diritti e a non votarsi totalmente alle associazioni o a firmare deleghe in bianco sui loro bisogni fondamentali, bisogni che sono molto diversi rispetto a quelli del secolo scorso. Riteniamo che la realtà in questi ultimi tempi sia profondamente cambiata per quanto riguarda le persone con disabilità.

Il secolo scorso è stato quello delle grandi conquiste sociali e del riconoscimento di diritti umani fondamentali. Sembrava che la storia del nostro riscatto fosse in continua ascesa.
Era l'epoca delle grandi conquiste in materia di diritti civili e sociali.
Lo statuto dei lavoratori, i movimenti studenteschi, la lotta delle donne per le pari opportunità, l'autunno caldo, la buona congiuntura economica, la legge 517 che apriva le porte della scuola comune anche agli alunni disabili, le leggi sul collocamento obbligatorio, la legge 104 ed altro ancora, aveva fatto credere a molti che ormai la nostra storia della emancipazione sociale sarebbe stata una avanzata inarrestabile.Si fece strada la convinzione che i diritti conquistati non sarebbero mai stati messi in discussione, tanto che si parlò di diritti acquisiti e che le associazioni dei disabili, specie quella dei ciechi, erano la casa in cui tutti dovevano entrare delegando la tutela dei loro diritti nelle mani di altri.
Insomma, i disabili e le loro famiglie potevano dedicarsi ad altro.
potevano adagiarsi.
Non a caso si parlò di scuole protette, di ambienti di lavoro protetti, di pedagogia speciale, di didattica speciale. Su questa linea nacquero, ad esempio, associazioni di scacchisti ciechi, di radioamatori ciechi, ditantissimi altri contenitori per ciechi, incoraggiando i ciechi a vivere fra di loro, a passare il tempo fra di loro, ritrovarsi e riuniirsi fra di loro
rafforzando cosi' la già consolidata tendenza far vivere ciechi con ciechi, prima negli istituti protetti e speciali e poi anche nella vita possibilmente.
La integrazione sociale e la inclusione erano parole assenti dal loro vocabolario.

Quanto sta accadendo in questi ultimi tempi ci fa scoprire una realtà totalmente diversa.
La rete di protezione dei disabili sembra essere stata strappata. Persino la pietà che li faceva considerare benevolmente come soggetti bisognosi di protezione, comprensione e cura, ora si è dissolta nelle nebbie di una visione utilitaristica del mondo. L'utilitarismo è il mercato, il consumo, il denaro hanno preso il posto delle religioni, delle ideologie, della cultura umanistica.

L'uomo è merce.

In questa visione del mondo si colloca la filosofia del governo berlusconi homo economicus e basta.
Ecco allora farsi strada il coraggio di dire apertamente che i disabili, sono improduttivi e costituiscono la rovina della economia della nazione, parole pronunciate da Tremonti e condivise da berlusconi in sede di conferenza stampa internazionale per la presentazione della manovra economica.
Queste parole pronunciate apertamente dal padrone dell'azienda Italia e mai smentite, ha incoraggiato altri a fare altrettanto e siamo all'oggi.

Ora si parla spudoratamente di rupe Tarpea, di monte Taigeto di sterminio nazista. Si cacciano i disabili dai ristoranti, non si fanno entrare nei luoghi pubblici i caniguida, si diffonde il bullismo contro le persone disabili, si lasciano alunni senza l'adeguato sostegno scolastico, torna la precedenza, udite, udite nell'assuzione al lavoro ai figli delle famiglie vittime di guerra, cosa che sapevamo non esistere più, perchè evidentemente si ammette che l'Italia è nuovamente impegnata in guerre, si ignorano le leggi sul collocamento dei disabili, sul diritto allo studio, sulla rimozione delle barriere architettoniche. Insomma si negano diritti umani fondamentali come quello alla vita indipendente, alla mobilità, alla inclusione sociale.

Infine vogliamo richiamare la vostra attenzione su una manovra subdola che ci offende profondamente, perchè si tratta di un gesto che costituisce un vero e proprio raggiro, un tentativo di subdolo inganno che offende la nostra intelligenza.

Tutti ricorderete la decisione del governo e dei partiti della maggioranza di cambiare la normativa vigente sulla concessione della indennità di accompagnamento e di abbassare la quota di percentuale per il riconoscimento di disabilità.
Questo tentativo, questo attacco allora portato contro di noi in modo diretto e senza infingimenti, fu rigettato dalla grande mobilitazione di tutto il mondo della disabilità.

Ora il governo berlusconi ha driblato il problema ma non ha rinunciato al suo obbiettivo e cerca in modo vile di colpirci alle spalle. Infatti, ha semplicemente passato la palla all'inps che un po' di soppiatto ha deciso di dare una mano al governo e ha introdotto nuovi criteri rigidissimi per la concessione della indennità e per ilriconoscimento della invalidità, che si traducono in una vera riesumazione di quanto era stato da noi tutto rigettato con quella grande protesta culminata nella manifestazione del 7 luglio a Roma.

Solo pochissimi si sono accorti della furba trovata del governo. Non si sono accorte in tempo, anche questa volta, le associazioni più grosse dei disabili che sono ormai delle vere e proprie lobby.
La loro preoccupazione è sempre la stessa:muoversi in punta di piedi, cercare di nonirritare il governo, i partiti che sono quelli che poi concedono a loro grossi finanziamenti statali.
Tutto ciò provoca risposte tardive e rinunce che pagano solo i disabilie le loro famiglie.

In un periodo come questo in cui noi siamo sotto attacco feroce, nazista, incivile e volgare; In un periodo in cui i nostri diritti che sembravano acquisiti per sempre sono stati demoliti e stracciati; in un periodo in cui subiamo violenza morale e civile tendente a far sparire i disabili dalle strade, dai quartieri delle città, dalle scuole, dai mezzi di trasportopubblico, le associazioni, i movimenti, le organizzazioni di disabili sono chiamati a fare davvero rete, a faremuro in modo unitario,superando i settarismi.
Questo non c'e' e non c'è per una scelta precisa, non per incapacità.. manca una risposta fortissima che sia una risposta non solo di tutela dei diritti conquistati ma che sia una risposta di civiltà contro l'inciviltà, che sia una risposta di grande umanitàcontro la disumanità, che sia una risposta morale contro la visione criminale del governoe di altri.
ma dove sono le associazioni? Ma di che pasta sono fatti i loro gruppi dirigenti?
Hanno forse al primo posto altri interessi da difendere che quelli dei disabili? Perchè si comportano con la stessa logica e nello stesso modo dei partiti? Temono di perdere cosa? Non dovrebbero forse temere di perdere ciò che le fa esistere: i disabili?

Cari amici è ora di muoversi in prima persona, di alzarsi, di chiedersi se i dirigenti delle nostre associazioni ci rappresentano ancora, se sono adeguati alla nuova realtà o non piuttosto sono degli ectoplasmi e non costituiscono un mucchio di uomini vecchi, abbarbicati al potere, incapaci, legati alla concezione di un mondo ormai che ha visto passare 4 generazioni, legati a una visione della disabilità di vecchio tipo?

Rimanete pure nelle associazioni ma siete voi in prima persona che dovete divenire gli artefici del vostro presente e del vostro futuro.
Dovete costituire un movimento di uomini con idee e gambe per farleavanzare.
Occorre un rinnovamento democratico davvero che veda tutti i disabili protagonisti e soggetti attivi..
Facciamo rete, stiamo cioè insieme, sappiamo uscire da sotto bandiere che hanno fatto il loro tempo e che non si sono sapute, però rinnovare.
Oggi ci viene negato tutto. Il governo e il parlamento ci rispondono che la crisi non consente un welfare all'altezza dei tempi.
I comuni, le regioni ci rispondono che i governo ha operato tagli per cui loro sono sull'orlo del fallimento.

Dobbiamo comprendere che tali risposte non sono uguali per tutti.
Non dobbiamo credere che davvero per noi non si possa fare più nulla a causa della crisi economica.
Non è cosi'. Non è cosi' perchè noi diciamo prima i bisogni essenziali degli uomini e delle donne.Questo si può fare. Come? Basta rinunciare al ponte sullo stretto, vera e pura speculazione finanziaria per mafia e dintorni, evitare di spendere denaro pubblico per iniziative davvero diseducative come quella invntata dal ministero della difesa e della istruzione di insegnare a scuola come si fa la guerra,tagliare le pensioni d'oro dei manager e le liquidazioni di platino come quella di Profumo e compagni. Ridurre il numero dei parlamentari e dei senatori, potenziare la scuola pubblica, abolire le Province anzicchè aggiungerne, vedasi la recentissima istituzione della inutile BAT,colpire il clientelismo e il sottobosco politico, evitare il cumulo di cariche istituzionali,impedire la assunzione di figli e parenti come portaborse e piazzarli nelle istituzioni come il trota che ci costa migliaia di euro al mese, ridurre finanziamenti pubblici incontrollati, ridurre le laute prebende, ridurre lo scandalo del mercato del calcio, eccetera.
Insomma se c'e' crisi economica a pagare devono essere prima coloro che hanno il superfluo per garantire diritti ai più deboli e migliorare le loro condizioni di vita.
Voi sapete, naturalmente che in simili situazioni di assalto alla diligenza accade che i gruppi più forti, più decisi o più violenti ottengono, anche saccheggiando, quello che rimane. Gli altri, i più deboli, fra cui i disabili, vengono schiacciati e tenuti fuori da tutto.
Non è vero che per sanare la economia si deve colpire in modo pesante il welfare.
Per questo invitiamo a reagire con forza in ogni modo e con ogni strumento democratico. Facciamo muro, facciamo rete, uniamo le nostre forze.
Noi del movimento disabili rinnovamento democratico e del MOLCES lanciamo questo appello.

La nostra bandiera, il nostro obbiettivo sia la Convenzione dell'ONU sui diritti delle persone con disabilità che è anche legge dello Stato.
Pretendiamo il rispetto della legge.
Se reagiamo ora con tutte le nostre forze in campo saremo annientati come persone considerate di serie b, ci rigetteranno indietro di 100 anni in contenitori speciali con assistenza al minimo in attesa di vederci morire.
Se non reagiamo con forza i diritti per noi saranno nuovamente tutti da riconquistare.
Dobbiamo debellare la nuova immagine che si vuol diffondere di noi come gente inutile, parassita edannosa per lo Stato.
La nostra dignità è un bene da difendere per primo.

Amici si fa tardi davvero. Attendere significa subire e subire significa soccombere come persone e come cittadini diversi ma uguali agli altri.

 
 
Disabili e il silenzio della fand Stampa l'articolo
Scritto da Administrator   
Mercoledì 29 Settembre 2010 21:52
Molti sono i pronunciamenti di gruppi e associazioni contro le affermazioni lette su fb e non solo.
Quello che preoccupa, ancora una volta, è il silenzio e le lente risposte della fand. Evidentemente, anche per esprimere denunce, devono riunire i presidenti, le direzioni, i consigli nazionali, i direttivi e chi più ne ha ne metta.
Davvero intollerabile questo comportamento.
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Rupe tarpea, Ledha: "Combattere contro il muro dell'ignoranza"

Lettera aperta dell'associazione al professore che ha parlato di "rupa tarpea" per i disabili in classe: "Quelle parole sono una violazione dei diritti umani". E scatta l'invito all'inaugurazione di una mostra sullo sterminio nazista dei disabili

MILANO. "Purtroppo in un non lontano passato qualcuno già prese sul serio le dotte considerazioni di alcuni scienziati e studiosi che a fine ottocento fondarono l'eugenetica e nella seconda metà degli anni '30, pianificò e realizzò una imponente attività di ripulitura
dell'umanità da persone inadatte a vivere". E' quanto si legge in una lettera che il presidente della Ledha Fulvio Santagostini, il suo portavoce e giornalista Franco Bomprezzi e il direttore Giovanni Merlo inviano al professore Joanne Maria Pini, balzato alle cronache fra mille polemiche per aver affermato, in merito alla discussione sulla presenza degli alunni disabili nelle scuole, che "bisognerebbe tornare alla Rupa Tarpea".

"Quasi tutti noi scrivono i tre - siamo anche persone con disabilità o loro familiari e quindi, se per caso un giorno qualcuno dovesse prendere sul serio le sue affermazioni, così come le abbiamo potute leggere su Facebook, potremmo finire i nostri giorni sulla terra con un bel volo giù dalla Rupe Tarpea, naturalmente per il bene dell'umanità, della sua evoluzione e del suo progresso". "Le consigliamo semplicemente affermano Saltagostini, Bomprezzi e Merlo - di leggere il testo della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità: poco più di cinquanta pagine, scritte in un linguaggio molto diretto, che spiegano che le persone con disabilità sono semplicemente persone con diritti come tutti gli altri, tra cui anche quello all'istruzione, e che si diventa persone con disabilità solo e quando si incontrano barriere comportamentali ed ambientali che impediscono la partecipazione su base di uguaglianza con gli altri". "E ci permettiamo di farLe notare continuano - che affermazioni come le sue possano essere facilmente considerate come una barriera comportamentale, anche abbastanza consistente e dolorose, alla piena inclusione dei cittadini con disabilità e quindi come una violazione dei diritti umani"

"Speriamo scrivono gli autori della lettera - di poterLa un giorno incontrare per continuare a parlare di questi argomenti e per questo le diamo un appuntamento per una data: il prossimo 27 gennaio, quando inaugureremo a Sesto San Giovanni una mostra dedicata all'Olocausto delle persone con disabilità. Sarà un'occasione per ricordare, a noi come a Lei e a tutte le persone che vogliono giustamente ragionare con la propria testa, che la Rupe Tarpea è ancora dentro di noi e che può ancora tornare ad essere una realtà". L'episodio, per la Ledha, è emblematico di come ancora tanto sia necessario fare per combattere il muro dell'ignoranza e per impedire che ancora una volta vengano violati i diritti umani fondamentali. "Perché nessuno, Lei compreso, possa mai più pensare ad un altro essere umano come ad un "organismo che non dovrebbe campare".
 
 
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