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Amnesty International 
IO PRETENDO DIGNITÀ
Benvenuto nel sito Movimento Rinnovamento Democratico
Riflettete.... Stampa l'articolo
Scritto da Michele Lastilla   
Mercoledì 29 Settembre 2010 18:34
Soffermatevi a riflettere sul perchè, di fronte ad attacchi del genere, come è accaduto per Tremonti, non  vi sono risposte pronte e immediate della fand  ma sempre di assocazioni fuori dai recinti vicini alla casta dei politici.
Quei dirigenti, come i politici, devono stare attenti alle risposte, al tono  del dissenso, non essere duri, non infastidire, non irritare, insomma devono salvare i loro rapporti.
Credo che invece, dovrebbero rispondere con immediatezza e con decisione a affermazioni di inciviltà inaudita.
A voi non vengono mai in mente sospetti? Siete convinti di essere in buone mani per quanto riguarda la tutela dei nostri diritti?
Io non  sono così sicuro.
Vedete qui. Chi risponde immediatamente? Una associazione che non è irrigimentata, che non è imbrigliata, che non  ha paura di disturbare chi fornisce finanziamento pubblico.
Siamo seriamente preoccupati per questi continui attacchi ai diritti!

Non usa mezzi termini, il presidente dell'ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva), nel commentare le dichiarazioni recentemente rilasciate da un assessore del Comune di Chieri (Torino), secondo il quale i ragazzi con disabilità «con l'istruzione non avrebbero nulla a che fare». Secondo Roberto Speziale, infatti, non è che l'ulteriore segnale di un «costante e strisciante attacco senza precedenti, volto a mettere in discussione i più fondamentali diritti umani e civili delle persone con disabilità e dei loro familiari». E in tal senso propone che siano politici come quell'Assessore a uscire dalle Amministrazioni Pubbliche: sono loro, infatti, a «non combinare nulla di buono e a disturbare solo!»
 
Disabili, attenti! Non possiamo stare a guardare! Stampa l'articolo
Scritto da Michele Lastilla   
Mercoledì 29 Settembre 2010 18:17
Cari amici, come vedete gli attacchi continuano e si moltiplicano.
È urgentissima la nostra difesa.
Chiamo tutti a prestare la massima attenzione e a organizzare la nostra resistenza.
Dobbiamo resistere.
Le associazioni grosse, quelle che dicono contano di più, stanno ancora a guardare. Reagiscono tardi, lente, attente a salvare probabilmente interessi a noi sconosciuti.
Avrebbero dovuto rispondere con prontezza.
Dobbiamo fidarci delle nostre capacità di resistenza e di organizzazione della lotta.
Dobbiamo vigilare su tutto e contro tutti.
Non  consegnamoci nelle mani di nessuno.
Costituiamo un  una rete di movimenti. la resistenza parte dal basso e non dalle grandi lobby.



«Troppi disabili nelle scuole » «Torniamo alla Rupe Tarpea»


Frase choc di un professore del Conservatorio di Milano su Facebook. L'ira dei genitori. Le repliche: nazista

Dice che è stato male interpretato, che non vuole «eliminare i più deboli» e chiede scusa se ha offeso qualcuno. Però l'ha scritto. Su Facebook. «Alla Rupe Tarpea bisognerebbe tornare, altro che balle. Non c'è più selezione naturale», ha «postato» Joanne Maria Pini, compositore e docente di armonia al Conservatorio di Milano. Interveniva sulle dichiarazioni, poi smentite, dell'assessore all'istruzione di Chieri, Giuseppe Pellegrino, a proposito della necessità di non inserire i bambini disabili nelle scuole. «E se avesse ragione?», ha chiesto Pini in un forum. In tanti gli hanno risposto indignati. Ma lui si difende: «Volevo solo dire la mia. Alla faccia del politically correct».


LA DISCUSSIONE SU FACEBOOK - Domenica sera, quattro chiacchiere su Facebook, si parla della proposta choc di Pellegrino. Il papà di un bambino autistico commenta invocando «un soprassalto di dignità umana e civile» da parte degli utenti del forum. Anche Pini legge e lancia quella che definisce una provocazione: «E se invece fosse una cosa giusta? Già le classi sono troppo disomogenee, oltre che numerose. D'altronde la funzione della scuola oggi non è di infondere conoscenza, ma di standardizzare la testa della gente».
Eugenetica, selezione della razza, diritto alla sopravvivenza. Si apre il dibattito (che la civiltà pensava di aver superato da mezzo secolo). Un partecipante, scandalizzato, interviene: «Cos'è, un disabile non aiuta a "finire il programma"?». Botta e risposta, le frasi di Pini lasciano tutti basiti. Qualcuno gli dice di andare a fare il salumiere («sarebbe una gran fortuna per i tuoi allievi»), qualcuno gli dà del Mengele, gli altri commentano: «Si torna indietro di quarant'anni». Ed è a quel punto che scatta il commento più controverso. Pini chiede: «Indietro? Alla Rupe Tarpea bisognerebbe tornare. Stiamo decadendo geneticamente. Ovviamente rispetto singoli dolori e situazioni personali, ma il discorso generale è questo. Oggi una pseudoscienza autoreferenziale senza bussole fa campare organismi che non dovrebbero. Datemi pure del nazista, se volete, cosa che non sono: sono invece una perso na che ragiona. Liberamente».


LE REAZIONI - Reazione a catena. Di fronte ai commenti esterrefatti dei partecipanti, Pini non molla: «Prima della didattica viene la genetica, diceva mio padre, maestro elementare». Secondo il docente «stiamo vivendo nel periodo più triste della storia dell'umanità: tutto è contro natura».
Discussione a sette, lunghissima. E una risposta corale: «Professore, taccia». Interviene anche il giornalista e conduttore radiofonico Gianluca Nicoletti, il quale rilancia la questione sul suo blog: «Vorrei sapere quale genere di armonia possa insegnare questo signore ai suoi studenti». Passa un giorno, la notizia rimbalza su Internet. Lui, Pini, si dice amareggiato: «Io razzista? È inconcepibile. Figuriamoci se penso che i disabili debbano essere buttati dalla Rupe Tarpea. Sono stato pesantemente insultato, ma il mio era solo un riferimento al mondo antico, quando i soggetti più deboli soccombevano. Resto però convinto del fatto che a scuola, adesso, siano penalizzati i migliori». È solo un parziale dietrofront. «Ma ho imparato la lezione: d'ora in av anti userò Facebook solo per svago».

Annachiara Sacchi
Fonte: corriere.it
 


 

 
 
I ciechi, i disabili, il mondo della informazione e della politica Stampa l'articolo
Scritto da Michele Lastilla   
Sabato 24 Luglio 2010 22:12
 
Considerazioni e lettura generale della realtà in controtendenza fra dubbi, perplessità e certezze.
Con il titolo "I non vedenti"
 

Così scriveva ieri il noto giornalista Marco Travaglio, da noi tutti stimato e apprezzato, sul quotidiano il Fatto.
Ecco, B. con i ceffi e i comitati d'affari non c'entra. Sono gli altri che lo dipingono così. Come Jessica Rabbit. È proprio vero che non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere. Plotoni di non vedenti volontari stanno rimuovendo l'intera biografia berlusconiana per distinguere B. il buono dalla sua banda di cattivi
 
***
Questa volta il dottor Travaglio  ha fatto la pipì fuori dal vasino. Ha espresso il peggio della sua fantasia giornalisticamente vivace e della sua intelligenza.
Imperdonabile scivolone.
Ma è proprio imperdonabile?
Noi disabili però, siamo in grado di fare autocritica e non temiamo di parlarci anche contro.
****
Vediamo un po'.
Partiamo da vicino, tanto la musica è uguale.
Verso la fine del 2009, in quel di Torino si tiene la conferenza nazionale sulla disabilità. Vi erano i disabili, i relatori, gli operatori. Assenti ingiustificati governo, personaggi della politica, a parte qualche mosca bianca, giornalisti, che se c'erano non hanno preso la penna in mano.
 
Campagna elettorale di marzo 2009. Discorsi politici nelle piazze e nei teatri, argomento Berlusconi e fugaci accenni ai problemi della gente. Parole sui disabili? Le proposte politiche sulla disabilità? Chi se ne fotte.
Parlamentari che si occupano delle problematiche, anche a tempo perso, dei disabili? Che si interrogano su cosa votano quando vi sono da approvare leggi sui disabili o che si chiedono a chi stanno concedendo finanziamento pubblico e per cosa? Nemmeno a trovarlo con il lanternino. Molti votano ad occhi chiusi perchè trattasi di poverini, le cui   associazioni chiedono soldi che non si  possono negare. Trattasi di gente invalida, badate bene invalida, non con disabilità, di gente che manda in rovina l'economia del paese, di individui improduttivi, parassiti da mantenere, dannosi, come  annuncia al mondo in una conferenza stampa internazionale il governo tramite il suo ministro dell'economia.
 
Insomma i disabili non esistono o esistono quando osano spingersi fin davanti al tempio della politica, come è accaduto il 7 luglio scorso in piazza Montecitorio, o quando fanno notizia di cronaca.
Sono esagerazioni le mie? Può darsi un po' ma solo un po'.
***
Qualche comprensione, quelli come Travaglio però, la meritano.
 
Noi disabili per primi, le organizzazioni dei disabili, quelle tradizionali cosiddette storiche, dobbiamo chiederci se abbiamo operato in modo che i nostri problemi, le nostre capacità reali, li abbiamo resi visibili alla società in modo corretto.
Insomma, i disabili sono stati tenuti sin da piccoli nei recinti protetti. Prima negli istituti speciali, poi nelle associazioni.
Sono stati educati a tenersi fuori o ai margini della società. Gli è stato detto, per tornaconto di qualcuno, non preoccupatevi di voi perchè ci pensiamo noi.
Solo una minoranza ha rotto il recinto riversandosi nella società.
Insomma la disabilità è divenuta questione generale della società, della collettività?
Non lo crediamo.  La scarsa visibilità dei disabili,  costituisce l'unico punto a favore di chi come Travaglio ci ha ignorati o ci conosce male.
 
I movimenti femministi, i movimenti che lottano per i diritti civili, i movimenti che lottano per il diritto alla vita indipendente, per la emancipazione sociale, tanto per fare un solo esempio, sapevano che esistevano le donne con disabilità che sono emarginate doppiamente, come afferma la convenzione dell'ONU sui diritti delle persone con disabilità?
Ebbene,  le donne, nelle loro lotte contro la violenza, per le pari opportunità, hanno tenuto conto dei problemi delle donne con disabilità? Niente affatto.
I sindacati, che pure hanno istituito ormai da anni uun ufficio apposito per occuparsidei disabili, hanno partecipato e partecipano a convegni, incontri promossi da varie organizzazioni di settore? Molto raramente o solo a quelli dove è bene rendersi visibili.
So che ci verrà risposto che non è vero e che loro sono al nostro fianco.
So che ci verrà detto che la realtà è diversa. Qui preme solo evidenziare gli aspetti negativi che non sono pochi. 
 
Noi ed altre organizzazioni li abbiamo invitati e abbiamo ottenuto sempre risposte negative.
Stessa cosa vale per le forze politiche.
Spesso la loro risposta è: ma i disabili hanno le loro associazioni.Questa  è una non risposta o peggio è come dire rivolgetevi ad altri e non a noi.
 
Ma, forse che i cittadini, i movimenti al di fuori delle lobbys spesso foraggiate con denaro pubblico, non contano nulla? Non hanno voce, non sono cittadini uguali  o come qualcuno ha creato ad arte nell'immaginifico collettivo sono considerati individui speciali, diversi dagli altri, come se gli altri non fossero diversi fra di loro stessi?
***
Vogliamo far notare  che quando si organizzano manifestazioni per il diritto al lavoro, per i temi di politica internazionale, per la pace, per la democrazia, per il salario, per difendere l'occupazione, noi disabili ci siamo, partecipiamo con molta passione.
Perchè non avviene il contrario? Perchè personaggi del mondo della informazione, della politica delle organizzazioni sociali non partecipano  al nostro fianco nei movimenti che i disabili creano spontaneamente nella società  stanchi di essere rinchiusi nelle gabbie delle lobbys? Perchè vanno unicamente al traino delle associazioni cosiddette storiche che  pretendono di tenere il monopolio della rappresentanza dei disabili, pur essendo in uno stato di diritto e democratico? Certo si preferisce salire più comodamente e utilitaristicamente sul carro di chi può forse regalarci qualche favore in tempi di campagna elettorale.
 ***
Insomma perchè non si fa veramente inclusione sociale intesa a doppio senso?
Perchè insieme, ma davvero insieme, non mandiamo in frantumi questa mentalità delle categorie e dell'assistenzialismo, per creare la mentalità del progresso e dell'unità?
***
Noi vorremmo che giornalisti del valore di Marco Travaglio e altri scoprissero davvero il mondo della disabilità, delle loro associazioni scavando, prima di tutto nei finanziamenti pubblici che queste ottengono in nome dei poveri disabili.
Abbiamo bisogno di capire se e fino a che punto i disabili sono divenuti un vero mercato.
Si ha, infatti,  la sensazione che ormai noi disabili siamo una merce, siamo al mercato dei disabili e al voto di scambio.
Cari amici giornalisti,  quanto abbiamo potuto intravvedere nelle cronache napoletane non vi fa venir voglia di conoscere chi fabbrica i falsi disabili? Quali sono le ragioni? Quale il tornaconto? Quanto costa il prodotto di un falso disabile alla collettività? Quanto al richiedente? Non vi viene voglia di indagare, di scavare, molto probabilmente ne vedremmo delle belle, molto probabilmente ci sarebbe molto lavoro per la magistratura.
***
Caro Travaglio e cari giornalisti è ora che si vada a conoscere la realtà dei santuari della disabilità come si è fatto per altri santuari e settori della società.
Si ha la sensazione che verso quei palazzi si ha un assurdo e sacro timore reverenziale..  
 
 
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