Tagliare i veri privilegi lo chiediamo noi disabili Stampa l'articolo
Scritto da Michele Lastilla   
Giovedì 07 Luglio 2011 17:00

Cari amici disabili, è bene chiarire subito e una volta per tutte una cosa.
Noi sappiamo che c'e' una grave crisi economica, sempre negata da Berlusconi che ci ha invitati già nel Natale del primo anno di crisi di spendere come e più di prima perchè la storia della congiuntura economica negativa per l'Italia, secondo lui, era una bufala.
Si vedano e si ascoltino in proposito le sue dichiarazioni pubbliche.
Tremonti ha saputo solo tagliare e continua a farlo senza pensare alla crescita del paese che avviene solo investendo anche nella cultura e nel welfare, nel turismo, nella agricoltura, nei beni culturali, vere ricchezze incomparabili dell'italia.
La crisi dunque c'e'. Ma le sforbiciate del governo dei ricchi si abbattono sui ceti medi che si impoveriscono sempre più, sui disabili e sugli anziani, sulle pensioni dei lavoratori. Su chi è stato costretto a rivoltare la propria giacchetta.
E invece, auto blu, aerei blu, stipendi blu, pensioni blu.
Tutto è blu, nel mondo della casta dei politici, della grande finanza, dei manager e in quella delle pensioni d'oro.
Cosa bisognerebbe fare?
Tagliare davvero i privilegi della casta dei politici a partire dai parlamentari per giungere ai ministri, ai faccendieri.
Ma c'e' anche un altro settore dove tagliare a feneficio dei disabili e degli anziani: il finanziamento pubblico che viene dato a valanga anche a certe associazioni, prima fra tutte la UICI.
Il finanziamento alle associazioni deve essere dato in modo mirato.
Finanziare progetti di servizi offerti per davvero alle persone disabili e non già per pagarsi indennità di cariche di oltre 20 mila euro l'anno o per pagarsi rimborsi d'oro, gettoni e viaggi nel modo più confortevole possibile.
Le associazioni devono mantenersi con i soldi di chi si associa. Bello fare associazioni per le proprie esigenze e far pagare la loro sopravvivenza alla collettività!
Occorre che anche i disabili e i ciechi in prima linea prendano coscienza di ciò e soprattutto capiscano che l'ombrello protettivo delle associazioni è ormai lacerato per varie ragioni e non tutte esterne ad esse.
Noi disabili dobbiamo essere consapevoli che siamo senza protezione, che non siamo immuni dai tagli dei diritti acquisiti, dei livelli essenziali di assistenza, dei tagli dei fondi per i non autosufficienti.
Dobbiamo essere consapevoli che le pensioni di invalidità ferme da tempo a poco più di 200 euro non servono neppure per acquistare il pane. Dobbiamo essere consapevoli del significato delle parole di Tremonti e del governo che ci giudicano improduttivi, inutili, fino a mostrare nella sede più alta delle istituzioni, nel parlamento, insofferenza e fastidio, marchiandoci come handicappati del cazzo che devono solo stare zitti.
I disabili disturbano la vista degli efficientisti, di chi si sentes uperman, di chi si sente esempio di perfezione della natura.
Noi dobbiamo fare movimento, insisto con questo; fare movimento significa interessarsi di sè stessi in prima persona. Significa controllare chi deve elaborare servizi per noi. Significa non affidarci legandoci mani e piedi a nessuno ma vigilare e contestare prima di tutto coloro a cui noi abbiamo dato fiducia per rappresentare le nostre esigenze e i nostri bisogni.
Non possiamo rimanere inerti. La verità di quanto affermo è sotto gli occhi di tutti. Abbiamo tutti visto che proprio usando gli strumenti della rete ci si riunisce per far sentire la propria voce, la voglia di cambiamento. E' successo in Tunisia, sta succedendo in altre zone del mondo.
Anche a noi ciechi è dato modo di usare la rete per divenire forza del cambiamento.
Perchè allora non pensarci? Perchè non farlo?
Noi del movimento disabili rinnovamento democratico vi stiamo esortando a unirvi a noi. Nei movimenti si entra e si esce quando si vuole. Non si capisce la riottosità ad aderirvi.
Cosa lo impedisce? La paura della reazione della lobby a cui appartenete? Le minacce di togliervi il pane e il lavoro?
Sono queste minacce che ricordano il famoso 1948, quando i democristiani usavano i parroci per diffondere la paura del comunismo, sostenendo che quelli mangiavano i bambini, stupravano le sorelle e le mogli degli altri... e voi andate ancora dietro alla favola che quei signori sono capaci di farvi ritirare la pensione, la indennità di accompagnamento, il lavoro?
Se rimanete ancora fermi al palo pagherete e pagheremo tutti noi disabili e la responsabilità non sarà di questa o di quella associazione ma unicamente nostra.
Sarà colpa della nostra indifferenza e del nostro menefreghismo.
L'ombrello sotto cui siete è ormai pieno di fuliggini e non ha più possibilità di essere rattoppato.
Aderire ad un movimento non significa uscire dalla vostra associazione e allora cosa vi trattiene dall'essere voi stessi protagonisti ?
Uniamoci per difendere ciò che ancora resta dei nostri diritti e per il cambiamento.
La nostra indifferenza sarà il nostro suicidio.