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Verifica sui requisiti d'invalidità - È licenziabile chi non fa la visita Stampa l'articolo
Scritto da Administrator   
Mercoledì 13 Gennaio 2010 09:23
ROMA. Una lavoratrice, assunta quale invalida civile in base alla legge 482 del 1968, che non aveva reso la dichiarazione di responsabilità circa lo stato di invalidità (secondo le forme della legge 15/68) e non si era presentata alle visite disposte dal ministero del Tesoro viene licenziata dalla società datrice di lavoro. La Cassazione (con la sentenza 209 del 2010) ritiene legittimo il licenziamento poiché il comportamento della lavoratrice deve interpretarsi come contrario agli elementari doveri di cooperazione previsti dall'articolo 1359 del Codice civile. In altri termini, la Corte legittima il licenziamento non solo nel caso in cui venga accertata l'insussistenza del requisito di invalidità, ma anche nel caso in cui il lavoratore impedisca tale accertamento. 

L'articolo 1, comma 257 della legge 662/1996 prevede che l'invalido civile ( assunto in base alla legge 482/1968) presenti una dichiarazione di responsabilità sulla sussistenza dei requisiti per l'assunzione. In mancanza, deve sottoporsi a una visita di accertamento. La norma si riferisce a tutti a tutti gli invalidi assunti in base alla legge 482/1968. L'accertamento dell'insussistenza dei requisiti è considerato quale condizione risolutiva del rapporto.
Resta da rilevare che oggi il sistema (della legge 482/1968) è stato interamente sostituito dalla legge 68/1999, che prevede un sistema ad hoc per accertare la presenza dei requisiti che danno diritto alla tutela di avviamento al lavoro. La norma vigente distingue la categoria delle persone diversamente abili da quelle ritenuti appartenenti alle categorie protette. Questi ultime possono essere iscritte nell'elenco istituito presso il centro per l'impiego anche se non possiedono i requisiti della disabilità. Fanno parte delle categorie protette: orfani e coniugi superstiti di coloro che sono deceduti per causa di lavoro, di guerra o di servizio, ovvero in conseguenza dell'aggravarsi dell'invalidità riportata per tali cause; coniugi e figli di grandi invalidi per causa di guerra, di servizio e di lavoro (legge 763/1981). Rientrano nelle categorie protette, tra gli altri, anche coloro che subiscono un'invalidità permanente in conseguenza ad atti di terrorismo.
La norma riserva alle categorie protette le assunzioni nella misura corrispondente alle seguenti fasce: un lavoratore, se l'azienda occupa da 51 a 150 dipendenti; 1% della base occupazionale, se l'azienda occupa oltre 150 dipendenti.

Il Sole 24 Ore del 13-01-2010

(Enzo De Fusco - Andrea Stanchi)